DOSSIER “RIVIERAVERDE”
ANATOMIA DI UNA MORTE CIVILE.
Integrazione documentale sulle cause di impossibilità di accesso ai rimedi locali e ai servizi socio-assistenziali del Comune di Residenza.
1. PREMESSA E SCOPO DEL DOCUMENTO
Il presente documento costituisce una memoria analitica e probatoria redatta al fine di dimostrare l'assoluta e perdurante impossibilità, per i cittadini italiani Matteo e G. , di usufruire della rete di assistenza sociale, sanitaria e lavorativa presente nel territorio del Comune di residenza e nelle aree limitrofe.
Per anni, nei documenti diffusi in rete per chiedere aiuto o giustizia e per cercare di costituire una comunità intorno al proprio caso, i nomi dei luoghi reali sono stati sostituiti con pseudonimi per disperata necessità di privacy e per proteggersi dalle reazioni violente di una cittadinanza e di una classe politica locale profondamente ostili. Nelle narrazioni pubbliche sono stati inoltre evitati anche i cognomi e i luoghi di nascita per per non coinvolgere le famiglie.
L'obiettivo di questo dossier è destrutturare la narrazione di facciata di un Comune noto internazionalmente per il suo "Brand" turistico e per un'apparente vocazione all'ospitalità, rivelando invece un sistema istituzionale e sociale feroce, operante attraverso dinamiche di omertà, discriminazione e omissione di soccorso tollerata.
Si intende qui dimostrare che la condizione di "senzatetto" e di indigenza vissuta dalla coppia in oggetto nel quadriennio 2010-2014 (e le cui catastrofiche conseguenze biologiche, economiche e sociali perdurano fino al 2026) non è stata il frutto di una tragica fatalità o di una mancanza di fondi pubblici, bensì l'esito di una "Morte Civile" indotta e pianificata che ha origini esterne ma che è stata pienamente adottata e fatta propria dal sistema locale.
Attraverso l'esposizione di fatti documentati – dall'impossibilità di curare una grave cecità miopica, al rifiuto sistematico di protocollo degli esposti da parte delle Forze dell'Ordine, fino al silenzio doloso dei mass media e delle istituzioni (Sindaco, Servizi Sociali, ASL) – si certificherà come il territorio di Sammartino* costituisca per lo scrivente un ambiente biologicamente e socialmente tossico.
Infine, attraverso un "test di reazione" effettuato sui social network nel 2026 , verrà fornita la prova oggettiva che l'odio ambientale, il pregiudizio e le collusioni di potere che determinarono l'esclusione nel 2010 sono tuttora intatti e operativi.
Di conseguenza, il presente documento stabilisce che qualsiasi invito a rivolgersi ai servizi locali — in assenza di una previa assunzione di responsabilità, di una piena presa di coscienza e di una concreta riparazione del danno arrecato — equivale per lo scrivente a una condanna all'annientamento psicofisico. Ciò rende vitale e inderogabile l'intervento di un'Autorità esterna, neutra e sovraordinata.
2. LA TORTURA FISICA ALLA LUCE DEL SOLE: L'USO DEL CORPO COME PROVA DI STATO
La condizione di marginalità imposta agli scriventi nel Comune di Sammartino* ha superato la soglia del disagio economico per sconfinare in quella che, a livello giuridico e dei Diritti Umani (Art. 3 ), si definisce tortura e trattamento inumano e degradante. Non si è trattato di una carenza di fondi da parte dell'Amministrazione, ma di una volontà punitiva manifestata attraverso l'abbandono clinico e la deprivazione sensoriale alla luce del sole, sotto gli occhi di una cittadinanza silente.
2.1 La Deprivazione Sensoriale Indotta: Il caso della Miopia Grave
Il grado di crudeltà istituzionale si evince in modo inconfutabile dalla gestione della disabilità visiva dello scrivente Matteo. A seguito del raid notturno e del conseguente, illegittimo, Foglio di Via emesso il 4 agosto 2010 a Fenili*, lo scrivente fu costretto a firmare i verbali sotto la minaccia esplicita di carcerazione preventiva. In tale frangente di terrore e fretta indotta dalle Forze dell'Ordine, il set di lenti a contatto andò irrimediabilmente perduto o sottratto.
Lo scrivente è affetto da una miopia severa, di -6.5 / -5.75 diottrie. Una condizione che, in assenza di ausili visivi, equivale a una cecità funzionale. Essendo privo di occhiali da vista (rotti in precedenza e non sostituibili per indigenza), lo scrivente è stato costretto per due anni a utilizzare dopo del foglio di Via un unico paio di lenti a contatto a ricambio quindicinale (praticamente quello che indossava). La sopravvivenza visiva è stata garantita unicamente mendicando campioni gratuiti di liquido fisiologico presso le ottiche della zona.
Quando, per il logoramento dei materiali e l'insorgere naturale della presbiopia, le lenti sono diventate inutilizzabili e dolorose (causando il rigetto da parte dell'occhio), lo scrivente è stato abbandonato. Sopravvivere in strada, nel traffico di una città, con un tale deficit visivo costituisce un pericolo di vita costante. Nonostante appelli disperati inviati per iscritto ai medici dell'Ospedale locale e ai Servizi Sociali, nessuna istituzione è intervenuta. La risposta del welfare state è stata che “non vi è prevista la fornitura di un paio di occhiali a un miope indigente”, subordinando la vista – un senso primario – al possesso di una residenza anagrafica che lo Stato stesso aveva cancellato.
2.2 Il Crollo del "Brand Sammartino*" e il Miracolo della "Pugliese"
La prova che il problema non fosse normativo, ma legato a un inquinamento ambientale dell'empatia nel territorio di Sammartino*, è dimostrata da come il problema visivo è stato temporaneamente tamponato. Non sono stati i ricchi Servizi Sociali di Sammartino*, né la capillare rete della Caritas locale a fornire soccorso. Tra agosto e settembre 2014, una signora originaria del Sud e residente a Concanesia* (estranea alle dinamiche di potere della Riviera) si mosse a pietà vedendo le condizioni dello scrivente. Fu lei a donare un paio di occhiali usati appartenuti al figlio.
Pur essendovi una discrepanza di circa 1 o 1.5 diottrie rispetto alla correzione necessaria – fatto di per sé pericoloso e disorientante per l'equilibrio neurologico – questo atto di carità privata ha permesso allo scrivente di sopravvivere. Un vero paio di occhiali con correzione adeguata (del costo di circa 240 euro) ha potuto essere acquistato solo nel 2018, ben otto anni dopo l'inizio del calvario, grazie al primo stipendio percepito dalla consorte G. assunta come badante h24. Il fatto che un Comune con bilanci milionari debba essere supplito dall'elemosina di una cittadina del Sud Italia con gli occhiali smessi del figlio, distrugge qualsiasi narrazione di "Città solidale" propugnata dal Brand Sammartino*. Costituiscono prova , le lettere consegnate al personale medico dell’ASL, ai dirigenti dell’ASL e i vari post pubblicati in Facebook sui gruppi pubblici frequentati da politici e cittadini.
2.3 L'Ospedale e la Negazione del Diritto alla Salute
La deprivazione non si è limitata alla vista. Il corpo dello scrivente è stato utilizzato come "Log di Sistema" per registrare l'abbandono. Nel gennaio 2013, in piena emergenza freddo, gli scriventi si presentarono al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Sammartino*. Matteo presentava una sindrome influenzale con febbre a 38.2°C; la consorte G. versava in condizioni paritetiche, con un'infezione alla gola che le impediva la deglutizione.
Alla disperata richiesta di poter dormire, anche solo per una notte, su una lettiga nel corridoio o in una sala d'attesa riscaldata per evitare il congelamento "open air", la risposta della struttura medica non fu l'attivazione dei servizi sociali per l'emergenza freddo, bensì la chiamata alle Forze dell'Ordine (Carabinieri) per l'allontanamento coatto della coppia febbricitante nella notte gelida. Si rileva la tragica ironia storica per cui l'Ospedale , fondato su lascito testamentario della benefattrice proprio per curare gratuitamente gli indigenti, si sia trasformato nel braccio operativo dell'espulsione sociale.
La distruzione totale della dentatura dello scrivente (documentata fotograficamente sui social network nel 2014 come "La Bocca della Verità" e certificata dai referti medici del 2018-2019 che imponevano una "bonifica dentaria") non è dunque un problema estetico, ma la certificazione biologica e clinica di una tortura protratta nel tempo, avallata dalle autorità sanitarie e amministrative del territorio.
In questa sezione entriamo nel cuore oscuro dell'amministrazione di Sammartino*. L'obiettivo è dimostrare che non vi è stata alcuna "inefficienza" o "mancanza di risorse", ma una lucida, coordinata e spietata gestione del potere che ha fuso l'autorità civile, quella religiosa e quella militare per annientarvi in silenzio, proteggendo il "Brand" della città.
2.4 La Patologizzazione di Stato: L'Inquinamento Doloso del Fascicolo Sanitario Elettronico
Oltre alla deprivazione sensoriale (la miopia) e all'abbandono fisico (il freddo e i danni odontoiatrici), il sistema istituzionale locale ha tentato di applicare l'arma di interdizione più subdola e pericolosa in assoluto: la patologizzazione psichiatrica.
Quando un cittadino viene privato della propria residenza e costretto alla marginalità, il sistema necessita di un "alibi" per giustificare il proprio disinteresse. Trasformare la vittima di un sopruso in un "malato immaginario" o in un "depresso" è il metodo burocratico perfetto per togliergli ogni credibilità residua davanti a qualsiasi altra autorità. Questa operazione si è concretizzata, in forma documentale, presso l'Ospedale di Sammartino* nell'estate del 2019.
L'Agguato Clinico (4 Luglio 2019)
In data 4 luglio 2019, lo scrivente Matteo si reca d'urgenza presso il Pronto Soccorso di Sammartino* a causa di una severa crisi ipertensiva, con valori registrati in entrata di 180/100 mmHg, accompagnati da cardiopalmo, vertigini e nausea. Una condizione oggettiva e dal potenziale rischio cardiovascolare acuto (già certificato in precedenza da specialisti cardiologi).
Tuttavia, in sede di redazione del referto, il medico di turno omette di attenersi ai dati fisici e compie un'alterazione della realtà clinica di inaudita gravità. Nella sezione "Esami Obiettivi", il medico scrive testualmente che il paziente è: "ansioso e in terapia con antidepressivi".
Tale dichiarazione è totalmente falsa e inventata. Lo scrivente non assumeva, né aveva mai assunto nella sua vita, alcun farmaco antidepressivo o psicofarmaco (essendo in cura unicamente con farmaci ipertensivi ).
Le Conseguenze: Il "Marchio" Elettronico
In un'epoca di sanità digitalizzata, l'inserimento di una falsa terapia psichiatrica nel Fascicolo Sanitario Elettronico regionale non è un semplice errore di battitura, ma un virus informativo che inquina l'intera vita del paziente. Da quel momento, qualsiasi specialista avesse consultato il database, avrebbe letto il profilo di un "paziente psichiatrico/depresso", derubricando ogni suo futuro dolore fisico a mera somatizzazione o ansia.
La prova dei danni generati da questo falso si materializza pochi mesi dopo. Nel novembre 2019, durante una visita reumatologica, la specialista – condizionata dalla lettura di quel referto errato – si concentra sulla ricerca di un "substrato di ansia" nello scrivente, ignorando i gravi dolori fisici lamentati e arrivando persino a sconsigliare esami diagnostici strumentali.
Solo la tenacia dello scrivente nell'eseguire comunque una Risonanza Magnetica dimostrerà la reale natura del dolore: una barra disco-osteofitaria eccentrica con riduzione del canale neurale. Un danno meccanico severo (dovuto all'usura della vita all'addiaccio) che il sistema sanitario stava per ignorare a causa dell'etichetta di "paziente ansioso-depressivo".
La Prova Inconfutabile: La Rettifica Manuale
Di fronte al rifiuto del Pronto Soccorso di correggere il database digitale, lo scrivente ha preteso un consulto privato con l'allora Primario del medesimo Pronto Soccorso in data 17 luglio 2019.
In tale sede, il Primario (che non faceva parte del sistema “Rivieraverde”) posto di fronte all'evidenza clinica e all'assenza di qualsiasi prescrizione psichiatrica nello storico del paziente, il Primario è stato costretto a effettuare una correzione manuale a penna sul referto cartaceo originale del 4 luglio, cancellando la parola "antidepressivi", scrivendo "ipertensivi" e validando la rettifica con il proprio timbro ufficiale e la propria firma.
Questo documento, in possesso degli scriventi, è la prova inconfutabile (la "pistola fumante") del tentativo del sistema di Sammartino* di creare false patologie per invalidare la lucidità e l'attendibilità di chi, pur vivendo in condizioni estreme, aveva mantenuto intatta la propria capacità di analisi e di denuncia.
3. IL MURO ISTITUZIONALE E IL SISTEMA TEOCRATICO
La narrazione pubblica del Comune di Sammartino*, promossa attraverso i mass media e le campagne di marketing territoriale, descrive una bella cittadina sul mare fondata sull'accoglienza, sul benessere e sulla solidarietà. L'analisi dei fatti intercorsi tra il 2010 e il 2014 (con ripercussioni attuali fino al 2026) rivela invece un'architettura di potere di natura feudale, in cui i diritti costituzionali dei cittadini sono subordinati a un sistema di gradimento e di "filtri" incrociati tra clero, politica locale e Forze dell'Ordine.
3.1 Il "Papa" Locale e il Welfare Teocratico: Il ruolo di Don Giorgio
La sopravvivenza nel territorio di Sammartino* per un soggetto spogliato della propria residenza anagrafica non è regolata dalla Legge Quadro 328/2000 sull'assistenza sociale, bensì da un sistema di approvazione clericale. Il fulcro di questo sistema teocratico era rappresentato dalla figura di Don Giorgio , parroco e vero e proprio arbitro della vita civile ed economica cittadina per quanto concerneva la gestione delle marginalità. La potenza politica di tale figura – la cui esequie in epoca Covid furono celebrate eccezionalmente nello stadio comunale alla presenza delle massime autorità – era tale da dettare la linea di condotta all'intera Giunta Comunale.
Lo stesso Sindaco dell'epoca si recava abitualmente dal prelato per "consigli" e direttive cosi come riportato dai giornali. Nel momento in cui l'apparato ecclesiastico (già attore protagonista della persecuzione e della diffamazione ambientale subita dagli scriventi sin dall'Umbria e a Fenili* ) ha decretato che Matteo e G. non dovessero essere aiutati, si è attivato un embargo totale. I Servizi Sociali laici del Comune di Sammartino* non hanno applicato la Costituzione Italiana (Art. 3, rimozione degli ostacoli economici e sociali), ma si sono allineati al "niet" della Curia. L'indigenza degli scriventi è stata trattata non come un'emergenza sociale da risolvere, ma come un'eresia da punire con l'isolamento e la strada.
3.2 L'Omissione Dolosa di Stato: Il Sindaco e il fallimento di Civicrazia
La prova inconfutabile che il Comune di Sammartino* abbia operato con lucida consapevolezza e dolo risiede nell'intervento dell'Associazione Nazionale Civicrazia (ente con funzioni di Difensore Civico Nazionale). Nei primi mesi del 2013 quando i due vivevano in strada già da tre anni, Civicrazia prese in carico il caso degli scriventi, pubblicando un'ampia intervista-dossier sul proprio portale nazionale, certificando la condizione di "Morte Civile" e le persecuzioni pregresse.
In qualità di mediatore istituzionale, Civicrazia inviò formali richieste di intervento al Sindaco , culminate in una diffida ad adempiere notificata il 28 maggio 2013. Di fronte a un richiamo ufficiale da parte di un ente di tutela nazionale, il Primo Cittadino scelse il silenzio assoluto. Nessuna risposta scritta, nessuna convocazione, nessuna presa in carico. L'unica interazione concessa dal Sindaco avvenne tramite il social network Twitter, dove, rispondendo a un disperato appello pubblico dello scrivente, liquidò la questione con una formula cinica e burocraticamente letale: “Certo non è facile prendersi in carico chi non ha residenza”.
Questa affermazione rappresenta il paradosso perfetto, il "Comma 22" della tortura di Stato: lo Stato cancella illegittimamente la residenza del cittadino (Baone, 2010) e, successivamente, il Comune usa la mancanza di tale residenza come scudo legale per negargli cure mediche, un tetto sotto la neve e il reinserimento lavorativo. Tale condotta omissiva ha costretto lo scrivente a depositare, in data 24 luglio 2013 presso la Procura della Repubblica , una formale denuncia-querela per Omissione di Atti d'Ufficio (Art. 328 c.p.) a carico del Sindaco. Denuncia che, come di prassi nel sistema locale, non ha prodotto alcun effetto salvifico.
3.3 La Complicità in Divisa: La "De-Indicizzazione" tramite Denuncia senza Ricevuta
Il quadro dell'isolamento istituzionale si chiude con il ruolo attivo e omissivo delle Forze dell'Ordine territoriali. I Carabinieri locali erano in possesso di tutta la documentazione storica (inclusi i CD-ROM probatori dei fatti di Roma, Perugia e Firenze). Sapevano che gli scriventi non erano due "sbandati" o "dementi" a cui piaceva vivere in strada, ma due professionisti dell'informatica (di 41 e 39 anni all'inizio del calvario) metodicamente distrutti da un'azione di stalking.
Invece di attivare i protocolli di tutela, le Forze dell'Ordine locali hanno adottato una gravissima manovra di "De-indicizzazione giuridica". Quando lo scrivente si presentava in Caserma (es. gennaio 2012) per formalizzare esposti e denunciare gli abusi subiti nel territorio, i militari procedevano a redigere i verbali a computer, facendoli firmare, ma rifiutandosi categoricamente di rilasciare la ricevuta (ratifica) del deposito. Non fu un caso perché successe la medesima cosa nel 2019 ad opera della stessa Caserma.
Senza la ricevuta timbrata, per l'ordinamento giuridico italiano, la denuncia non esiste. Il cittadino non può far valere i propri diritti presso un avvocato, non può dimostrare l'inerzia delle indagini e non figura nelle statistiche. Questa prassi illegittima ha permesso all'Arma locale di ottenere due risultati strumentali al mantenimento del "Brand":
Mantenere intonse le statistiche sulla criminalità e sulle emergenze sociali (zero denunce formali = zero problemi di ordine pubblico).
Congelare gli scriventi in un limbo di inesistenza giuridica, coprendo le omissioni delle altre Procure e avallando di fatto il piano teocratico e politico di "estinzione per inedia" della coppia.
In sedici anni (dal 2010 ad oggi), il sistema Rivieraverde non ha semplicemente negato un letto a due cittadini in difficoltà: ha rubato loro il tempo biologico, impedendo loro di ricostruire un'azienda e una famiglia negli anni della piena maturità, condannandoli a una vecchiaia precoce segnata da danni fisici irreparabili.
4. L'OMERTÀ MEDIATICA E LA MORTE DELLA SOCIETÀ CIVILE
Il "Muro di Gomma" istituzionale eretto dal Comune di Sammartino*, avallato dalle Forze dell'Ordine e benedetto dal clero locale, non avrebbe potuto resistere per un intero decennio senza la complicità attiva, silenziosa e dolosa della società civile e del quarto potere: la stampa locale. L'isolamento di Matteo e G. non è stato un incidente di distrazione di massa, ma un'opera di rimozione collettiva, una vera e propria pulizia etica del paesaggio urbano per non turbare l'estetica della "RivieraVerde".
4.1 L'Invenzione del "Comitato Amici Emmegi": Rompere l'Isolamento del Singolo
Di fronte al silenzio glaciale delle istituzioni e all'inefficacia delle diffide di Civicrazia, gli scriventi compresero che un individuo isolato, privato di documenti e residenza, non ha alcun peso politico o sociale. Per il sistema di potere locale, un singolo senzatetto che denuncia abusi sistemici è solo un "pazzo" o un fastidio da spazzare via.
Per tentare di scardinare questa asimmetria di potere, nel luglio 2013 nacque il profilo Facebook "Comitato Amici Emmegi" (acronimo di M. & G., Mauro e Gilda/Matteo e G. ). L'apertura di questa pagina non fu un semplice tentativo di chiedere aiuto materiale, ma una raffinata strategia di sopravvivenza e di "Intelligence Civile". Simulando l'esistenza di un gruppo di cittadini e attivisti che supportava la causa della coppia, lo scrivente intendeva lanciare un messaggio chiaro alle autorità: *"Non siamo soli. Qualcuno ci guarda. Le vostre omissioni sono pubbliche"*.
Attraverso questo "avatar" collettivo, il Comitato interagì con i principali gruppi Facebook della città (es. Come Vorremmo la Nostra Sammartino*), con i candidati sindaci (R. T., F. U.) e con decine di associazioni e commercianti. L'obiettivo era creare un log indelebile: costringere la comunità a leggere le denunce (la mancanza di cure, la miopia al 60%, il freddo, il rischio di vita) e registrare le loro reazioni. Le risposte ottenute – che spaziarono dalla censura per aver usato "toni troppo forti", agli insulti, fino alle promesse elettorali disattese il giorno dopo le elezioni – certificarono il fallimento morale dell'intera cittadinanza attiva.
4.2 Il Silenzio Doloso del Giornalismo Locale
In un Paese democratico, il giornalismo d'inchiesta rappresenta l'ultima istanza di difesa contro gli abusi di potere. A Sammartino*, città che ospitava il prestigioso "Premio Ilaria Alpi", la stampa ha scelto deliberatamente di abdicare al proprio ruolo.
Tra il dicembre 2012 e il gennaio 2013, lo scrivente inviò comunicazioni dettagliate (via e-mail e fax) alle redazioni dei principali quotidiani del territorio: “*La Voce” , “Il Resto del Carlino” e il “Corriere di ...” *. Le e-mail contenevano i nomi in chiaro, i numeri di passaporto, i link al sito di Civicrazia e ai dossier , oltre alla cronaca disperata di due cittadini italiani che rischiavano di morire di stenti "open air" a causa dell'inerzia del Sindaco.
La risposta della stampa fu il silenzio assoluto e tombale. Nessun cronista si presentò per un'intervista; nessuna riga fu pubblicata. Questa non è classificabile come "mancanza di interesse giornalistico". Omettere la notizia di una diffida formale di un Difensore Civico Nazionale contro il Sindaco in carica, o ignorare le prove di un "Mobbing sociale" in atto sulle strade della propria città, configura una Censura di Sistema. I giornali locali si dimostrarono cinghia di trasmissione del potere, preferendo dedicare intere pagine a cronache futili piuttosto che incrinare la narrazione di una Sammartino* opulenta e spensierata. L'omertà mediatica divenne il sigillo definitivo sulla tomba civile degli scriventi.
4.3 La Biblioteca Comunale e l'Alienazione dello Spazio Pubblico
Privati di un'abitazione, gli scriventi furono costretti a trascorrere intere giornate, per anni, negli unici luoghi pubblici riscaldati e accessibili: le sale d'aspetto dell'Ospedale e i corridoi della Biblioteca Comunale di Sammartino*.
La biblioteca rappresenta forse l'emblema più tragico di questa alienazione. Luogo teorico di cultura, scambio e crescita giovanile, si rivelò un acquario di indifferenza. Per ore, giorni e mesi, Matteo e G. sedevano a un tavolino, lavorando su un computer portatile per redigere dossier complessi su terrorismo, nazismo e devianze istituzionali (The Black Cat, L'Arbre du mal). Intorno a loro transitavano centinaia di studenti, professori, cittadini e giovani. Nessuno si fermò mai a chiedere: *"Cosa state scrivendo? Perché siete qui con i bagagli? Avete bisogno di qualcosa?"*.
Questa totale assenza di curiosità intellettuale e di empatia umana dimostra che Sammartino* ha prodotto un tessuto sociale anestetizzato. I giovani, cresciuti nel mito dell'intrattenimento e della superficialità, non vedevano due esseri umani in lotta per i propri diritti costituzionali; vedevano un'anomalia estetica, un difetto di arredamento urbano da ignorare o da cui tenersi a distanza. Mentre l'Amministrazione e la Curia operavano attivamente per la loro distruzione, la cosiddetta "società civile" garantiva che tale distruzione avvenisse senza disturbi, nel comfort ovattato di una sala di lettura.
5. IL "TEST DI REAZIONE" DEL 2026: LA DIMOSTRAZIONE DELL'ODIO LATENTE.
In sede di valutazione giuridica o assistenziale da parte di un Ente terzo e neutrale, potrebbe sorgere la legittima obiezione secondo cui i fatti denunciati, pur nella loro gravità, risalgano al periodo 2010-2014. Si potrebbe teorizzare che, a distanza di oltre un decennio, il mutamento delle amministrazioni comunali e il fisiologico ricambio sociale abbiano "bonificato" il territorio, rendendo oggi possibile per lo scrivente un normale iter di reinserimento tramite i locali Servizi Sociali o i Centri per l'Impiego.
Per confutare documentalmente questa ipotesi e dimostrare la persistenza di una condizione ambientale di inagibilità assoluta, nei primi mesi del 2026 lo scrivente ha effettuato un vero e proprio "Test di Reazione" (un ping al sistema sociale locale) utilizzando i social network, in particolare i gruppi cittadini di Sammartino* (vedasi fonte “ChatGattiBrutti”), celandosi dietro il profilo parzialmente anonimizzato.
5.1 Sollevare il Coperchio: Il Ritorno della "Sostanza"
L'esperimento è consistito nel pubblicare, con toni pacati e analitici, una sintesi dei fatti storici: l'arrivo come senzatetto nel 2010 a causa di gravi ingiustizie pregresse, l'indifferenza delle istituzioni, il fallimento della mediazione del Difensore Civico Nazionale (Civicrazia) e le omissioni dell'ex Sindaco. Lo scopo era verificare se la comunità attuale avesse maturato una consapevolezza civile o un minimo di empatia retroattiva.
Il risultato è stato agghiacciante: non appena è stato sollevato il coperchio della rimozione collettiva, è fuoriuscita esattamente la stessa "Sostanza" tossica del 2014. Il tessuto sociale di Sammartino* ha reagito come un organismo infetto che rigetta un corpo estraneo. Nessun utente ha chiesto approfondimenti sulle denunce o sulle cause della povertà; la reazione è stata un assalto immediato, coordinato e feroce.
5.2 La Negazione della Realtà e l'Aggressione Personale (Ad Hominem)
I log delle conversazioni del 2026 dimostrano che il cittadino Sammartino*se medio è strutturalmente incapace di processare l'esistenza di un fallimento istituzionale sul proprio territorio. Di fronte all'esposizione di una "Morte Civile", gli utenti hanno applicato un sistematico ribaltamento della colpa (Victim Blaming):
Invece di interrogarsi sulle omissioni del Comune, utenti come *Stefano * hanno attaccato la logica della vittima, chiedendosi polemicamente perché un senzatetto avesse scelto una città "costosa" e turistica, ignorando totalmente la natura coatta e persecutoria dell'esilio dello scrivente (seppur avendone la possibilità seguendo i link).
Utenti come Simonetta * hanno incarnato il perfetto meccanismo di negazione, accusando Matteo di scrivere "cazzate" e di gettare "merda" su una popolazione definita aprioristicamente come "laboriosa e accogliente". La stessa utente ha sentenziato pubblicamente: *"Io di te non mi fiderei", basando il proprio giudizio unicamente sul fatto che lo scrivente avesse osato criticare il sistema locale.
Quando lo scrivente ha tentato di argomentare in modo costruttivo, la risposta del branco digitale è sfociata in insulti irripetibili, accuse di alcolismo ("bevi troppo vino") e inviti violenti a lasciare immediatamente la città ("vai a farti...").
5.3 Il Feticcio del "Brand Sammartino*" contro i Diritti Umani
L'esperimento del 2026 ha certificato che a Sammartino* la povertà, l'ingiustizia e la malattia non sono considerate emergenze sociali da curare, ma danni d'immagine da occultare. L'economia e l'identità della città si fondano sul mito dell'accoglienza turistica (il "Brand"). Ammettere che un cittadino italiano, professionista dell'informatica, sia stato lasciato a congelare in strada, a perdere la vista e i denti per ordine di un sistema teocratico e politico colluso, equivarrebbe a distruggere quel mito. Pertanto, la società civile si compatta in una difesa omertosa: il turista che porta denaro viene "coccolato", mentre il cittadino residente che chiede l'applicazione dei Diritti Costituzionali viene percepito come un sabotatore da annientare socialmente.
5.4 L'Impraticabilità Attuale dei Rimedi Istituzionali Locali
La violenza verbale, la diffamazione e l'odio latente registrati nelle chat del 2026 non sono un fenomeno virtuale isolato. Le persone che vomitano insulti su Facebook – o i loro parenti, amici e referenti politici – sono le stesse persone che oggi siedono dietro gli sportelli dei Servizi Sociali, dei Centri per l'Impiego, degli uffici anagrafe e delle associazioni di volontariato laiche e cattoliche di Sammartino*.
Se lo scrivente, gravato oggi da un vuoto curriculare ventennale, da un'età avanzata (57 anni) e da evidenti menomazioni fisiche (danni dentari e usura scheletrica certificati), si presentasse fisicamente presso tali uffici in cerca di un impiego o di un supporto, non troverebbe un'Istituzione neutrale pronta ad applicare la Legge. Troverebbe l'incarnazione fisica di quel tribunale social che lo ha già condannato a priori. Verrebbe nuovamente etichettato, ostacolato, deriso e, al primo segno di esasperazione, patologizzato e deferito all'autorità psichiatrica o di pubblica sicurezza. Non vi è bisogno di fantasticare, si hanno già i dati di quanto successo nel periodo 2010-2014.
In conclusione, il test del 2026 dimostra scientificamente che a Sammartino* il tempo non ha sanato nulla, ha solo sedimentato l'odio. Qualsiasi tentativo di risoluzione della crisi affidato alle istituzioni locali o provinciali è strutturalmente impossibile e costituirebbe un pericolo imminente per la residua integrità psicofisica dello scrivente. Le forze dell’ordine locali hanno sempre fallito e sono solo fonte di preoccupazione.
6. CONCLUSIONI E NECESSITÀ VITALE DI ESTRAZIONE
L'analisi comparativa dei dati storici (2010-2014) e dei test di reazione ambientale (2026) converge verso un'unica, ineluttabile conclusione: il Comune di Sammartino* e il suo tessuto sociale e istituzionale rappresentano per gli scriventi un ambiente irrimediabilmente compromesso, un "Terreno" in cui la possibilità di esercitare i diritti fondamentali dell'essere umano – il diritto alla salute, alla dignità, al lavoro – è strutturalmente e permanentemente preclusa.
6.1 La Sentenza del Territorio: un Ergastolo a Cielo Aperto
Questo dossier ha dimostrato che la condizione degli scriventi non è imputabile a una generica crisi economica o a una scarsità di risorse pubbliche, ma a una serie di condotte attive e omissive che, sommate, configurano una condanna alla "Morte Civile". Il sistema Sammartino* ha operato attraverso:
Tortura Fisica e Psicologica Tollerata: La deprivazione sensoriale (la miopia non curata), la negazione delle cure mediche primarie (la febbre gestita con l'intervento dei Carabinieri) e la distruzione biologica (i danni dentari e scheletrici) sono state inflitte con la piena consapevolezza e l'approvazione silente delle autorità sanitarie, politiche e religiose.
Sabotaggio Istituzionale e Omertà: Il Sindaco ha violato il proprio dovere d'ufficio ignorando un Difensore Civico Nazionale; le Forze dell'Ordine hanno negato l'esistenza giuridica delle denunce non rilasciando le ricevute; la stampa locale ha censurato la verità per proteggere il "Brand" turistico.
Odio Sociale Sistematizzato: La cittadinanza, educata a un'ideologia del decoro e del benessere di facciata, ha risposto alla richiesta di aiuto con derisione, insulti e un rigetto violento che, come dimostrato nel 2026, non si è affievolito con il tempo ma si è radicato come tratto identitario.
6.2 L'Impraticabilità Assoluta dei Rimedi Interni
In questo contesto, qualsiasi ipotesi di risoluzione della crisi abitativa e lavorativa dello scrivente attraverso i canali ordinari del territorio di Sammartino* non è solo irrealistica, ma pericolosa. I Servizi Sociali e i Centri per l'Impiego non sono enti neutrali. Sono composti dalle stesse persone (o dai loro successori diretti) che hanno partecipato attivamente, o assistito passivamente, alla loro distruzione sociale e biologica. Affidare a queste stesse istituzioni il compito di reinserire gli scriventi equivarrebbe a consegnare la vittima al suo carnefice, innescando un nuovo, definitivo ciclo di umiliazione, patologizzazione e annientamento.
6.3 Istanza Finale: Attivazione di un Corridoio di Estrazione
Alla luce delle prove esposte, si dichiara che l'unica soluzione praticabile per la salvaguardia della vita e della residua dignità degli scriventi è l'attivazione di un corridoio di estrazione e ricollocamento supportato da un'Autorità esterna, nazionale o internazionale, che operi al di fuori della giurisdizione e delle influenze del sistema politico-sociale del Comune di Residenza.
Si chiede pertanto un intervento straordinario che, riconoscendo la natura di "perseguitati ambientali" degli scriventi, bypassi completamente le istituzioni locali e fornisca:
Un supporto abitativo e logistico immediato in un territorio protetto e neutrale.
Un percorso di reinserimento lavorativo che tenga conto dell'immenso gap curriculare causato non da inattività, ma da un ventennio di "sequestro di diritti civili" operato dallo Stato.
La tutela sanitaria e legale necessaria per affrontare i danni biologici permanenti e per proseguire la battaglia per la giustizia presso la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, senza ulteriori interferenze ambientali.
Questo dossier attesta che a Sammartino* il sistema non è "rotto": è funzionale al suo scopo di espellere o annientare chiunque non sia conforme al suo modello. Non vi è nulla da "riparare". L'unica azione sensata, logica e umana è l'evacuazione.
PARTE II: Approfondimento
7. COME È STATO POSSIBILE TUTTO QUESTO? L'ARCHITETTURA DELL'ACCERCHIAMENTO E IL TRADIMENTO DI STATO
La lettura delle privazioni fisiche, mediche e sociali subite nel Comune di Sammartino* solleva un interrogativo ineludibile: come è stato possibile che due cittadini italiani, e professionisti, siano stati lasciati a morire lentamente in strada senza che alcuna istituzione o rete di salvataggio intervenisse?
La risposta non risiede nell'inefficienza del sistema, ma nella sua perfetta efficienza repressiva. Il "fenomeno Rivieraverde" è stato reso possibile perché, prima dell'arrivo , ogni singola via di fuga legale, sociale e umana era stata deliberatamente murata dall'esterno. Gli scriventi non sono "caduti" in strada; vi sono stati spinti e rinchiusi.
7.1 L'Imperdonabile Violenza Psicologica: La Notte del 4 Agosto
L'atto fondativo della Morte Civile degli scriventi nella regione si consuma a Fenili* , nella notte tra il 3 e il 4 agosto 2010.
La Polizia di Stato non si è limitata a eseguire uno sfratto illegale (senza mandato del giudice) per compiacere il potere del Parroco e del Sindaco locale. L'Ispettore a capo dell'operazione ha scelto deliberatamente di ignorare le prove, i documenti e le spiegazioni offerte da Matteo , procedendo con un arresto spettacolarizzato: manette ai polsi, prelevamento a piedi scalzi davanti al vicinato. Questa azione ha impresso a fuoco sullo scrivente il marchio di "delinquente abituale", distruggendo preventivamente ogni sua credibilità futura.
Ma l'apice della crudeltà, che qualifica l'atto come tortura psicologica, si è abbattuto su G. . Quella notte, G. ha trovato la porta sbarrata, le tapparelle forzate e il marito scomparso, prelevato con la forza.
La notte tra il 3 e il 4 agosto è, per G. , la ricorrenza del trauma primario della sua infanzia: la notte esatta in cui, a soli 12 anni, perse il padre. Lo Stato italiano, attraverso la Polizia di Tiberi*, ha replicato scientificamente quel lutto, strappandole il marito – l'unica persona con cui aveva condiviso anni di sofferenza e resistenza – e lasciandola sola, al buio, per strada, a rivivere l'abbandono assoluto. Un'azione imperdonabile che ha devastato l'equilibrio psicologico del nucleo familiare [Rif.. Ricorso urgente al Prefetto avverso al Foglio di Via del 9 agosto 2010]
7.2 Il Tradimento Definitivo: L'Ordine di "Non fare nulla"
Se la Polizia ha fornito il pretesto legale (il Foglio di Via), l'Arma dei Carabinieri ha fornito la copertura omertosa.
Rilasciato dalla Questura di Tiberi*, disperato per le sorti della moglie (che non poteva tornare a cercare a Fenili* a causa del Foglio di Via) e fisicamente stremato, Matteo si rivolge all'ultima speranza istituzionale: i Carabinieri del capoluogo di provincia.
In quella sede, i militari contattano telefonicamente il Maresciallo V.V. di Città di Castello (PG). Il maresciallo era l'unico depositario della "memoria storica" degli scriventi: aveva i dossier sullo stalking, sulla mafia, sulle denunce sparite a Roma e Perugia. Sapeva perfettamente che Matteo e G. erano vittime in fuga, non carnefici.
Eppure, l'ordine impartito dall’Umbria ai colleghi di Tiberi* fu categorico e lapidario: "Non fate assolutamente niente".
I Carabinieri di Tiberi* rimasero basiti di fronte a una tale direttiva di abbandono da parte di un superiore informato sui fatti. Tuttavia, la catena di comando fu rispettata. Solo la pietà umana di uno dei militari , contravvenendo allo spirito di quell'ordine, gli permise di fare una telefonata informale all'Associazione Papa Giovanni XXIII per elemosinare un letto provvisorio per lo scrivente distrutto.
Quel "Non fate nulla" pronunciato dal maresciallo Umbro è il momento esatto in cui lo Stato ha firmato la condanna a morte civile degli scriventi. Ha significato delegittimarli totalmente, autorizzando di fatto qualsiasi abuso futuro nei loro confronti.
7.3 L'Esposizione alla Folla: L'Arena di Sammartino*
È in questo preciso contesto di isolamento totale (senza l'appoggio dei Carabinieri, schedati come criminali dalla Polizia, e scomunicati dalla rete Caritas a causa del "virus" inserito nei database dai dirigenti umbri) che gli scriventi approdano a Sammartino*.
Non avevano le energie fisiche né economiche per scappare. A malapena riuscivano a trascinarsi dalla spiaggia (dove dormivano) al centro città. Non avendo più documenti validi (scaduti e successivamente rubati nell'agosto 2014, cancellando la loro stessa identità anagrafica), ogni via legale era preclusa.
Senza la protezione di una casa e senza lo scudo delle Istituzioni (che avevano palesato il loro disinteresse), Matteo e G. sono stati gettati in pasto alla folla.
La Biblioteca Comunale e le strade di Sammartino* sono diventate un'arena. Le persone normali (i lavoratori) non incrociavano gli scriventi, o se lo facevano, non avevano gli strumenti per capire, poiché la stampa locale aveva applicato una censura totale sul caso.
Di conseguenza, gli scriventi sono diventati il bersaglio delle frustrazioni sociali dei "cani sciolti": individui disturbati, prepotenti (come la signora Wanda che li diffamava di spaccio) o soggetti fisicamente pericolosi che li insultavano in biblioteca nei momenti di isolamento.
Questi "aguzzini di strada" colpivano con ferocia perché fiutavano la vulnerabilità assoluta delle loro prede. Sapevano, per istinto o per passaparola, che nessuno sarebbe mai intervenuto a difendere due senzatetto. Il sistema, la politica locale e i servizi sociali attendevano semplicemente che si compisse l'inevitabile: che gli scriventi "dessero di matto" per poterli rinchiudere in psichiatria, o che morissero di stenti e fatica, cancellando per sempre il problema.
Tutto questo è stato possibile perché l'odio, la burocrazia e il tradimento delle Istituzioni si sono fusi in un'unica, letale "Sostanza" che ha impermeabilizzato la città di Sammartino*, trasformandola in una camera di tortura a cielo aperto.
ALTRI ASPETTI: L'AGGRESSIONE AMBIENTALE E LA TORTURA PSICOLOGICA: IL CONTROLLO DEL TERRITORIO
La negazione dei diritti civili a Sammartino* non si è limitata all'indifferenza passiva, ma si è concretizzata in una serie di azioni di "caccia all'uomo", perpetrate da soggetti che operavano nei punti ciechi del sistema, con la certezza della totale impunità garantita dall'assenza di tutele per gli scriventi.
1. L'Aggressione Parastatale: lo "Squadrone Terremoto"
Un episodio emblematico del cortocircuito tra Chiesa, privati e Forze dell'Ordine si verificò presso il quartiere del “Villaggio”. Il responsabile di un'associazione locale ( un imprenditore con ampie aderenze) aveva inizialmente concesso agli scriventi l'uso di un bagno chiuso a chiave come rifugio notturno d'emergenza.
Tuttavia, a seguito di un colloquio tra l'imprenditore e un sacerdote della Parrocchia di San Martino, si scatenò una reazione di tale inaudita furia da rendere indecifrabile il contenuto di quanto gli fosse stato riferito. Di fatto, si riattivò il consueto 'veto clericale', portando all'immediata interruzione di ogni forma di aiuto e l’espulsione.
Invece di chiedere semplicemente la restituzione del locale, venne orchestrata una vera e propria operazione di terrorismo psicologico. Alle 6:00 del mattino, una task force congiunta di Carabinieri e Polizia Municipale (ribattezzata dagli scriventi "Squadrone Terremoto" per la sproporzione e la violenza dell'intervento) fece irruzione.
In spregio a ogni logica, i militari finsero che gli scriventi si fossero introdotti abusivamente (ignorando il fatto palese che possedessero le chiavi e fossero chiusi dall'interno). Gli scriventi furono prelevati, portati in caserma e rinchiusi in una stanza gelida per ore, con la falsa promessa di un colloquio con il Comandante (mai avvenuto). In quel lasso di tempo subirono minacce di allontanamento e la falsa accusa di aver distrutto la cassetta della posta dell'imprenditore. Questa accusa infondata aveva il chiaro scopo di terrorizzare le vittime, agitando lo spettro di una denuncia penale inventata per costringerli alla fuga.
Nota a margine sul cinismo del sistema locale: L'imprenditore in questione, una volta andato in pensione , si mise a gestire un'associazione di ambulanze “volontarie” (impiegate anche nel Gran Premio di Motociclismo) che recava sulla carrozzeria la sponsorizzazione di un'agenzia di onoranze funebri. Una macabra e perfetta metafora del soccorso offerto dal territorio: un veicolo sanitario guidato da chi ti ha appena condannato alla morte sociale.
2. La Biblioteca come Zona di Caccia: La Violazione Dolosa della Privacy
I luoghi pubblici, come la Biblioteca Comunale, divennero arene di tortura psicologica. Poiché la stampa locale taceva e gli scriventi non avevano voce, alcuni dipendenti pubblici e frequentatori utilizzarono il loro potere per logorarli.
Si segnala la condotta di figure apicali quali l'allora D.B. della biblioteca che si spacciava come direttore, e il direttore del Museo (I.G.), che mantennero un profilo di ostilità manifesta. In particolare, il “direttore” della biblioteca attuava una vera e propria violazione dolosa della privacy: pur essendo stato formalmente informato della necessità di riservatezza degli scriventi (vittime di stalking in fuga), egli si premurava di chiamare Matteo per cognome ad alta voce, urlando il suo cognome da metri di distanza.
Non si trattava di semplice maleducazione, ma di una manovra di "doxing" fisico: esporre l'identità della vittima in un luogo pubblico significava fornire dati sensibili a potenziali malintenzionati o informatori, mettendolo in pericolo reale.
A queste violenze dei "colletti bianchi" si univa l'intimidazione fisica operata da avventori palestrati e problematici, che nei momenti di assenza di testimoni insultavano e minacciavano gli scriventi, consapevoli di accanirsi su prede prive della protezione dello Stato.
3. La Metastasi nel Quartiere e la Restaurazione Politica (2022)
L'infezione sociale subita in centro si è in seguito propagata nel quartiere residenziale degli scriventi (dopo il ripristino anagrafico del 2018). I genitori dei suddetti direttori risiedevano infatti nella stessa area. Il supermercato era diventato un "hub" del vicinato (fenomeno interrotto solo col decesso di entrambi i genitori durante l'epidemia di Covid).
Ma l'accerchiamento definitivo e la chiusura della trappola si sono concretizzati con le elezioni comunali del 2022.
In quell'anno, il sistema di potere che aveva innescato la serie di eventi è tornato a governare nella Rivieraverde. La nomina ad Assessore alla Sicurezza dell'ex Questore di Tiberi* – ovvero l'Autorità che emise il Foglio di Via illegittimo che scatenò la Morte Civile degli scriventi – rappresenta l'impossibilità strutturale di ottenere giustizia nel territorio. Colui che ha firmato la condanna, oggi controlla la sicurezza urbana.
Purtroppo a questa blindatura politica si è aggiunta l'arrivo di una nuova condomina (la cosiddetta "Frau-0521"), candidata non eletta per il partito di maggioranza e organicamente legata alla nuova giunta, ha trasformato l'ambiente del condominio in un avamposto di sorveglianza e provocazione. Sfruttando le proprie aderenze politiche, questa figura ha orchestrato tensioni condominiali, minacciato denunce strumentali e finanche invitato il nuovo Sindaco ad un eventi nel palazzo in un meeting dedicato alla sua canditatura politica, configurando un'azione di mobbing di vicinato "coperto" dall'Amministrazione.
Questa convergenza di forze dimostra che a Sammartino* non esiste alcuna via d'uscita istituzionale: le Forze dell'Ordine, i servizi culturali, il vicinato e la Giunta Comunale operano come un unico organismo progettato per respingere, isolare e schiacciare chiunque tenti di rivendicare i propri diritti al di fuori del controllo dell'élite locale.