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ZOOM: ROMA MILITARE


FOCUS: L'Escamotage Militare.

Perché questo capitolo è fondamentale?

Questa sezione documenta il momento esatto in cui il "muro di gomma" istituzionale si trasforma in un falso ideologico accertato. Attraverso le prove documentali qui esposte, viene dimostrato come la sparizione delle denunce di Matteo e G. del 2005 non sia stata causata da inefficienze postali, ma da un occultamento volontario operato all'interno della Procura Ordinaria di Roma. La prova inconfutabile di questo dolo è stata fornita, involontariamente, dai registri di un'altra istituzione dello Stato: la Procura Militare.

1. Il "Bypass" di Sistema: L'Esposto alla Procura Militare

Tra la fine del 2004 e l'aprile del 2005, Matteo e G. avevano inviato cinque raccomandate e depositato due fascicoli a mano presso la Procura Ordinaria di Roma. Nessuno di questi atti, contenenti le prove del furto della loro azienda e delle minacce subite in Veneto, risultava pervenuto o protocollato!

Ma... trovandosi ormai costretti a vivere in una tenda da campeggio e temendo per la propria incolumità, nel giugno 2005 i due decidono di tentare un aggiramento del blocco procedurale. Redigono un nuovo esposto e, insieme inviano  le copie di tutti i documenti "smarriti", lo inviano a un organo terzo: la Procura Militare della Repubblica di Roma.

L'obiettivo è chiaro, come si evince dal testo stesso dell'esposto:

"Da ottobre 2004 avevamo richiesto ripetutamente aiuto a varie autorità (...). Gli esposti successivi, compresa la denuncia di violazione di domicilio, sono sistematicamente spariti (...). Chiediamo un intervento dell'autorità a tutela della nostra famiglia. (...) Le risposte a qualunque nostra documentazione e richiesta è il silenzio."


Procura Militare della Repubblica di Roma
Viale delle Milizie, 5/c    
ROMA


OGGETTO: richiesta di intervento e di aiuto.
Questo documento segnala e chiede aiuto a relativamente a:

  1. Smarrimento sistematico di lettere raccomandate inviate alla Procura di Roma, in piazzale Clodio, contenenti esposti e denuncie.

  2. Comportamento anomalo dei carabinieri del Comando locale.

  3. Comportamento anomalo delle autorità del comune, della provincia di Padova e della Regione Veneto.

Spettabile Procura Militare

PREMESSO CHE

Da ottobre 2004 avevamo richiesto ripetutamente aiuto a varie autorità, per i diversi fatti descritti nei documenti allegati. 
Su consiglio dei carabinieri di Rovigo, avevamo inviato vari esposti e denuncie alla Procura della Repubblica di Roma[1], e richieste di intervento al Presidente della Repubblica Ciampi. In tutti i documenti chiedevamo, indipendentemente dalle indagini, un intervento urgente dell’autorità. Sono stati spediti vari esposti contenenti fatti diversi e di diversa natura.

Successivamente all’invio del primo esposto vi è stato un peggioramento della nostra situazione generale. Infatti in data 14 Dicembre, abbiamo subito una violazione di domicilio presso i locali della società dove lavoravamo, con trafugamento di documentazione ed effetti personali.

Gli esposti successivi, compresa la denuncia di violazione di domicilio[2], sono sistematicamente spariti.

Successivamente abbiamo avuto :

  • Blocco della carta di credito

  • Alla richiesta di un nuovo bancomat, a titolo personale, questo è stato perso inspiegabilmente per ben due volte dalla banca. La stessa banca ha cominciato ad avere comportamenti strani. Nel caso del bancomat, ad esempio a fronte di una richiesta effettuata a fine novembre 2004, siamo riusciti ad entrarne in possesso solamente in Aprile 2005.

  • Blocco e perdita di pratiche in capo alla Regione Veneto, con conseguente ritardo su erogazioni di denaro dovutaci.

  • Violazione di Privacy[3]

Il 25 Marzo è successo un “incidente” con intervento dei carabinieri di Este (PD), relativamente all’intervento i carabinieri si sono comportati in maniera anomala, con procedure non corrette e con comportamento oppressivo nei nostri confronti. In particolare:

  • Omissione di elementi importanti nel verbale
  • Omissione di soccorso

  • Mancate indagini in questioni di sicurezza pubblica
  • Minacce verbali, tentativo di falsificare il verbale e di farcelo firmare.
  • Comportamento oppressivo nei nostri confronti
  • Rifiuto di accettare una denuncia e controquerela
  • Rifiuto di accettare una qualunque nostra deposizione scritta.

SI CHIEDE

Un intervento dell’autorità a tutela della nostra famiglia, dei cittadini di Baone (PD) e dello Stato. Chiediamo una particolare protezione, in quanto ipotizziamo di essere vittime di un potere “invisibile” simile alla mafia che riesce ad influenzare le autorità locali a danno dello Stato. Le risposte a qualunque nostra documentazione e richiesta è il silenzio: questo silenzio è conseguenza di questo potere, che dirige la vita delle persone, delle Istituzioni e delle stesse forze dell’ordine. Questa sorta di mafia, sebbene sia in apparenza invisibile, mostra comunque i suoi frutti e le sue azioni. La nostra vita e le vicende testimoniate negli esposti sono profondamente segnate da questo potere, dal quale non sappiamo più come difenderci.

Le nostre testimonianze, come pure l’evolversi della situazione, dallo smarrimento dei documenti inviati ai fatti accaduti dopo l’invio del primo esposto, sono tutte descritte nel flusso di lettere: sono raccomandate inviate in Procura e riassunte in quattro “riepiloghi”, ed allegate a questo documento.

Allegati:

Riepilogo_uno: documento di 88 pagine
Riepilogo_due: documento di 52 pagine
Riepilogo_tre: documento di 21 pagine
Riepilogo_quattro:documento di 15 pagine

[NOTE]:

1 .Dettaglio dei fatti si trova già descritto nei documenti precedenti, compreso il motivo per cui avevamo scelto Roma invece della Procura locale.
2 .Vedere doc. “riepilogo_uno” pag. 53,54 e pagina 22.
3 .Vedere doc “riepilogo_uno” pag. 69,70


Nella foto la ricevuta della raccomandata (pixelata solamente sul cognome di Matteo)


Un dettaglio importante: si possono notare nella ricevuta due timbri dell'ufficio postale di Sirmione invece dei soliti dati elettronici stampati. Questo successe perchè quel giorno Matteo e G. entrarono nell'ufficio  postale proprio mentre stavano chiudendo e avevano in effetti  già chiusoi computers  e pure già redatto il rapporto che spedivano per legge alle autorità ogni fine giornata (Nel caso specifico i Carabinieri locali).  Matteo e G.  videro il rapporto sulle raccomandate inviate quel giorno, ed il fatto che la raccomandata non fu inserita nel terminale e forse nemmeno messa nel rapporto giornaliero potrebbe aver influito nella mancata intercettazione e sottrazione della medesima come era accaduto invece a quelle normali.

Fu in quel frangente che Matteo e G. si resero conto  che tutte le raccomandate erano tracciate dal sistema per cui era pur facile controllare a chi e da chi venivano spedite. In questo caso il report veniva inviato ai Carabinieri che probabilmente avevano un database centralizzato loro.  Inoltre anni dopo, in Umbria in un altro ufficio postale sentirono la discussione di due impiegati della Posta che si lamentavano che i carabinieri guardavano la posta senza nessun mandato del giudice.

Dunque negli anni successivi, in alcuni casi inviarono posta prioritaria normale seguita giorni dopo da raccomandata per avere una ricevuta di invio. Perchè la posta normale non era tracciata (almeno allora).


2. La Tracciabilità Invertita: I Militari consegnano il faldone

La mossa di Matteo e G. funziona. L'ESPOSTO, spedito da Sirmione il 18 giugno 2005, elude la rete di intercettazione e arriva regolarmente alla Procura Militare.

I funzionari militari compiono l'iter di legge:

  1. Registrano gli atti aprendo il Fascicolo n. 160/c/05.

  2. Valutano i fatti (che riguardano civili e Forze dell'Ordine locali) e, con decreto del 30 giugno 2005, dichiarano la propria incompetenza per i reati non militari.

  3. La Procura Militare inserisce l'intero dossier di Matteo e G. con tutti gli allegati in un Plico Assicurato (Protocollo 160/c/05 ) e lo trasmette fisicamente, con tanto di distinta ufficiale, alla Procura Ordinaria di Roma.

Da questo momento  la Procura Ordinaria di Roma non può più affermare di non avere i documenti. Le sono stati consegnati ufficialmente da un'altra Procura.


3. Il Falso Ideologico 

A fine settembre, il Pubblico Ministero della Procura Ordinaria titolare del caso apre formalmente un'indagine, ma lo fa basandosi esclusivamente sulla raccomandata R7 del 5 maggio 2005  che era di sole 11 pagine!

Pochi giorni dopo, il 4 Ottobre 2005, il PM chiede l'archiviazione lampo del caso, scrivendo testualmente nella sua richiesta:

"I precedenti esposti restano non pervenuti. Non vi sono elementi per stabilire se si verta in sottrazione o smarrimento."

Si tratta di un falso in atto pubblico. Il magistrato certifica per iscritto che la documentazione precedente alla sua R7 non è mai arrivata, quando in realtà l'intero faldone gli era stato recapitato tre mesi prima dalla Procura Militare.

Ma tutto questo Matteo e G. non lo potevano  sapere in novembre del 2005  fino a quando...

4. Il 22 Marzo 2006: La Scoperta a Roma

All'oscuro delle manovre interne ai palazzi di giustizia, il 22 marzo 2006 Matteo e G. riescono a recarsi fisicamente a Roma per cercare risposte. La giornata si trasforma in una drammatica sequenza di scoperte.

Tappa 1: La Procura Militare

I due si presentano agli uffici militari per verificare cosa era successo della loro raccomandata. Un funzionario (il Dott. G.) verifica a terminale e conferma non solo che il loro esposto era stato ricevuto, ma che era anche stato inoltrato alla Procura Ordinaria. A riprova di ciò, il funzionario appunta di proprio pugno, direttamente sulla ricevuta postale originale di Matteo e G. , i numeri di protocollo e le date di trasmissione ("4-7-05", "160/c/05", "30.06.05") come si vede nella foto riportata qui sotto:



MATTEO E G. A QUESTO PUNTO RIMANGONO  COMUNQUE DUBBIOSI  ,  L'IMPIEGATO ASSICURA L'INVIO DI TUTTO IL GROSSO FASCICOLO, E AFFERMA CHE SICURAMENTE LA DOCUMENTAZIONE INVIATA DA LORO NON VERRA' PERSA. DUNQUE PER ASSICURARLI  FORNISCE UNA FOTOCOPIA DEI PIEGHI CONSEGNATI ALL'AGENZIA POSTALE. Il fascicolo DEI DUE, riportato nella foto seguente,   è segnato al rigo numero 21  (00100 - Roma (RM)


Tappa 2: La Procura Ordinaria e il Terminale Rivelatore

Con questa prova in mano, Matteo e G. corrono alla Procura Ordinaria che non è tanto lontano da viale delle Milizie. Allo sportello generale chiedono informazioni sul fascicolo proveniente dai militari. L'impiegato controlla a terminale e comunica che il fascicolo  è stato archiviato il 3 gennaio 2006. I due, confusi, chiedono allora informazioni sull'altro procedimento (quello nato dalla loro raccomandata R7, di cui il PM aveva dato notizia via fax a novembre). L'impiegato controlla nuovamente e comunica che anche quello è stato archiviato il 3 gennaio 2006.

L'impiegato, guardando lo schermo, si rende conto di qualcosa di strano  e invita  di andare subito  nell'ufficio del magistrato.  I due salgono subito nell'ufficio, ma non trovano il magistratoperchè in ferie, ma trovano un impiegato molto disponibile.  E qui i due scoprono che  la documentazione militare era stata inglobata nel procedimento R7 del 5 maggio 2005.  A comunicarlo è ll'impiegato che conferma anche che  il fascicolo non era più di sole 11 pagine ma era diventato "estremamente corposo".  Invita dunque ad andare immediatamente in Cancelleria ad acquisire il decreto di archiviazione.

5. Il Collasso del Sistema di Controllo e l'Inerzia dello Stato


Matteo e G. , acquisito il decreto di archiviazione in cancelleria, SONO COSCIENTI CHE QUELLA CARTA "SCOTTA", appena usciti dalla città giudiziaria di Roma, SI INTRODUCONO IN UN INTERNET POINT E  inviano immediatamente IL DECRETO  alla Questura di Brescia con la quale erano rimasti in contatto per posta elettronica dopo la denuncia formalizzata il 27 febbraio  .  


Il 27 febbraio del 2006 i due avevano fatto una denuncia querela in Questura di Brescia dove avevano ridepositato tutte le carte e dunque erano fiduciosi in questo nuovo ramo d'inchiesta . Qui di seguito ecco la ratifica che avevano ottenuto a Brescia:



Di fronte all'evidenza di un plico militare fatto sparire in un decreto di archiviazione, un normale Stato di Diritto avrebbe imposto il sequestro immediato dei fascicoli e dei log informatici della Procura di Roma.

Invece, il risultato fu l'inerzia totale.


Il silenzio delle autorità di controllo ha costituito l'ultimo, definitivo anello del "muro di gomma". Un'omissione di atti d'ufficio sistematica che ha permesso alla Procura di Roma di non dover mai rispondere di quel Falso Ideologico, e che ha condannato Matteo e G. a un calvario ventennale fatto di espulsioni, cancellazioni anagrafiche e morte civile. 

Ma cosa successe poi nei giorni immediatamente successivi?


Matteo e G. . partiti da ROMA,  trovarono un posto dove dormire nella casa di accoglienza per poveri ad Assisi. Alcuni giorni dopo con pochi spiccioli rimasti chiesero spiegazioni al magistrato tramite fax inviato da Santa Maria degli Angeli in Assisi. La  risposta del magistrato , tolse ogni dubbio:

  


"Il PM,
letta l’istanza 
rilevato che il procedimento è archiviato e unico rimedio è costituito dal ricorso per cassazione
rilevato che non sono stati addotti nuovi elementi tali da giustificare una riapertura delle indagini, posto che le denunce “scomparse” restano non pervenute
PQM
Rigetta l’istanza
PM 
Procura della Repubblica di ROMA

La risposta del magistrato  va interpretata con queste nuove informazioni: i due  nella loro "istanza" inviata al magistrato  avevano allegato il decreto di archiviazione ottenuto in Cancelleria del Tribunale!  Ma non avevano fatto il minimo accenno al magistrato di essere stati anche nel suo ufficio  e di aver visto  che la documentazione che lui continuava a dire "non pervenuta" in realtà era ben presente nelle sue mani!

Dunque la sua dichiarazione:

"posto che le denunce “scomparse” restano non pervenute "

mise fine ad ogni illusione  e determinò la chiusura di ogni comunicazione con la Procura di Roma, magistrato e Giudice delle Indagini Preliminari (GIP) che aveva chiuso il caso ad inizio anno (3 gennaio) ancora sotto le feste in maniera fugace e veloce, senza dibattimento, senza mai sentire la parte offesa!

I due giudici non avevano chiuso solo l'esposto R7 del 5 maggio 2005 di 11 pagine, ma anche il fascicolo militare 160/c/05 . Quest'ultimo infatti, pervenuto dalla Procura Militare fu inserito come integrazione dentro il fascicolo R7. Chiudendo l'R7 venne nascosto il 160/c/05 

Le azioni dei due giudici impedirono che i reati contenuti nel fascicolo militare venissero iscritti a ruolo. Questo causò un danno irreversibile nella vita di Matteo e G.





Nonostante queste prove furono messe a disposizione agli organi di controllo che dovevano vigilare sulla Procura di Roma (Procura di Perugia e Procura di Firenze) gli organi dello Stato non fecero assolutamente nulla come non fecero nulla tutte le altre autorità che si trovarono ad avere in mano le varie carte : Questura di Brescia, Carabinieri di Città di Castello (PG), Questura e Procura di Pescara.   Addirittura Perugia che doveva indagare su Roma, delegò l'indagine alla Polizia Giudiziaria di Roma, non attivando il protocollo di controllo di una parte terza. La Procura di Firenze che venne chiamata ad indagare su Roma e Perugia tramite l'esposto del 7 marzo 2007, chiuse gli occhi.

Il magistato Rosario Minna , titolare dell'indagine a Firenze che ebbe in mano tutte le carte di Roma e Perugia nel periodo del  2007 , divenne poi capo della Procura di Ferrara, ma fu preso dentro uno scandalo e fu destituito dal CSM ed è morto nel 2016.

L'unico magistrato con il quale riuscirono a parlare i due  fu il dottor Filippo Beatrice  che non si occupava delle indagini ma era curioso e accettò di parlare nella Procura di Napoli. Beatrice stava lavorando su un ramo di Calciopoli e i due avevano segnalato le amicizie tra i loro parenti,  le alte sfere della FIGC,  Tanzi del Parma calcio,  e i carabinieri di Padova...


Anche Filippo Beatrice è morto e non sapremo mai di cosa ne aveva fatto di quelle informazioni recepite dai due: si era copiato nel suo uffici l'intero CDROM che era stato consegnato a NAPOLI sul suo computer.

VA ANCHE DETTO CHE

Matteo e G. hanno anche provato in varie modi ad interessare la carta stampata ed i giornalisti, ma si sono girati dall'altra parte.

Questo significa che in Italia la situazione è gravissima.



DISCLAIMER 

La pubblicazione su questo sito di informazioni  non è mossa da un desiderio di vendetta, ma da una condizione di estremo stato di necessità. È l'ultimo, disperato atto di autodifesa di fronte al totale fallimento del sistema di controllo democratico e giudiziario in Italia.

Per vent'anni abbiamo cercato giustizia nei luoghi ad essa preposti, seguendo le regole. Ma cosa deve fare un cittadino quando le regole vengono usate per distruggerlo?

  • Cosa fai quando le tue denunce spariscono fisicamente dagli uffici delle Procure?

  • Cosa fai quando gli avvocati rifiutano di assisterti, ammettendo apertamente di aver paura per il loro lavoro e per la loro famiglia se si mettono contro certi poteri locali?

  • Cosa fai quando i giornalisti, interpellati con prove inconfutabili alla mano, decidono di girarsi dall'altra parte per non pestare i piedi alle istituzioni?

Quando i tre pilastri della democrazia — Magistratura, Diritto alla Difesa (avvocati) e Quarto Potere (stampa) — collassano contemporaneamente, il cittadino viene lasciato solo nel buio.

Per non soccombere, siamo stati costretti a sostituirci al sistema. Abbiamo dovuto studiare la legge e fare gli avvocati di noi stessi, difendendoci senza mezzi. Abbiamo dovuto raccogliere prove, incrociare dati e archiviare documenti facendo i giornalisti d'inchiesta sulle nostre stesse vite, sopperendo alla totale assenza del giornalismo di controllo in questo Paese.

Conosciamo fin troppo bene il tragico e grottesco paradosso italiano: viviamo in una Nazione in cui, se scopri e denunci un falso in atto pubblico o un abuso di potere, invece di essere ringraziato dallo Stato, rischi di essere multato, querelato per diffamazione o zittito con la scusa della "privacy"

Abbiamo pubblicato queste pagine perché il silenzio è l'ossigeno di chi abusa del proprio potere. Se non avessimo creato questo "archivio pubblico", la nostra storia sarebbe stata cancellata, le prove sarebbero andate perdute per sempre, e noi saremmo rimasti per l'eternità i "pazzi" o i "fantasmi" che il sistema voleva che fossimo.

Questa documentazione è ora pubblica. È la nostra memoria storica, la nostra assicurazione sulla vita e la nostra eredità per chiunque creda ancora nello Stato di Diritto.