Dossier su 20 anni di persecuzione sistemica in Italia
Questa non è la cronaca di un errore giudiziario isolato, ma la prova di un fallimento strutturale che ha attraversato l'intera architettura istituzionale del Paese. Documentiamo qui un caso limite di "persecuzione civile": un meccanismo dove il sabotaggio della giustizia, la sparizione di atti ufficiali e il conflitto di interessi convergono per annullare ogni tutela del cittadino.
Il meccanismo della "Cancrena"
Definiamo "cancrena" della società quella parte dell'apparato statale che ha attuato questa persecuzione. Usiamo questo termine perché si tratta di una parte corrotta che, se non rimossa, rischia di portare al collasso l'intero Stato di diritto.
Attraverso l'uso distorto di burocrazia e forze dell'ordine, la richiesta di protezione di due normali cittadini è stata trasformata in un paradosso persecutorio. Quando lo Stato smette di riconoscere l’individuo, il pericolo non riguarda più il singolo, ma l’integrità della nostra democrazia.
Un’ombra sull'intera nazione
La particolarità di questa vicenda è la sua estensione. Non è un caso circoscritto, ma una catena di eventi che si sono ripetuti identici per oltre vent'anni, coinvolgendo:
Le Procure di: Roma, Napoli, Perugia, Firenze, Pescara, Milano, Venezia e Padova.
Le Istituzioni: Carabinieri, Polizia di Stato, Servizi Sociali e Centri di Accoglienza.
I Territori: Veneto, Lombardia, Umbria, Toscana e Abruzzo.
Il sistema mediatico, che avrebbe dovuto vigilare, è diventato spesso parte integrante di questo ingranaggio di esclusione attraverso un silenzio assordante.
Nota sulla documentazione
Nei capitoli seguenti ripercorriamo le tappe di questo attacco sistemico. Il presente dossier è avvalorato da documenti ufficiali prodotti da Procure, Polizia e Carabinieri.
Per proteggere l'incolumità dei protagonisti, i cognomi sono stati omessi.
Le informazioni sensibili nelle immagini sono state oscurate.
Quelli riportati sono solo i documenti essenziali di un archivio ventennale.
L'Origine – L’attacco al Lavoro e alla Dignità
Periodo di riferimento: 1995 – Ottobre 2004
Introduzione al Capitolo: Questa sezione stabilisce il contesto fattuale antecedente al fallimento dello Stato nel fornire tutela. Descrive lo status di cittadini produttivi e imprenditori dei protagonisti, la creazione di un importante asset tecnologico e la successiva, deliberata distruzione della loro attività economica da parte di attori privati. Questi eventi costituiscono la causa scatenante che li ha costretti a cercare la protezione dello Stato, segnando l'inizio di un calvario decennale.
0.1. Una Vita Produttiva: L'Azienda e il Prodotto (1995-2000)
I protagonisti di questa vicenda, Matteo e G., nel 1995 fondano la società ASystem* S.r.l., una software house specializzata nello sviluppo di sistemi informatici per l'automazione industriale.
Attraverso anni di lavoro e innovazione, creano un prodotto software proprietario di grande valore, denominato “FlyRec”, un sistema MES (Manufacturing Execution System / Real Time Monitoring) destinato a diventare un punto di riferimento nel settore. L'azienda si costruisce una solida reputazione basata sulla proprietà intellettuale e sulla vendita di licenze d'uso, con la prospettiva di un futuro promettente. {idrif: 121}
Asystem* e FlyRec* sono nomi di fantasia che sostituiscono i nomi reali.
0.2. L'Inizio della Fine: La Campagna di Sabotaggio (2000-2004)
A partire dal 2000, i due imprenditori diventano vittime di una deliberata e pluriennale campagna di sabotaggio orchestrata da attori privati, tra cui i titolari di due aziende partner. Questa persecuzione, meticolosamente documentata in un memoriale di 21 pagine che sarà poi depositato presso le autorità, si articola in una sequenza di atti predatori finalizzati all'annientamento della loro attività. [rif: 121]
Le fasi del sabotaggio includono:
- Inadempienza Contrattuale Strategica: Un ritardo deliberato e ingiustificato di quasi un anno nella fornitura di un componente hardware essenziale, commissionato su pressione dei partner stessi. Questo sabotaggio ha impedito la commercializzazione del prodotto FlyRec, causando la perdita di tutti i potenziali clienti acquisiti durante la fiera di settore a Milano. [rif: 121]
- Isolamento Commerciale e Diffamazione: Azioni mirate a diffondere informazioni false sulla proprietà intellettuale del software FlyRec, con l'obiettivo di boicottare ogni canale di vendita autonomo dei protagonisti. [rif: 121]
- Appropriazione Indebita e Strangolamento Finanziario: Manovre finanziarie complesse attraverso cui i crediti legittimi dei protagonisti sono stati usati dalla controparte per saldare i propri debiti, privando la ASystem* della liquidità necessaria per sopravvivere. [rif: 121]
- Minacce e Pressioni Psicologiche: Con l'aggravarsi della situazione, la persecuzione è sfociata in minacce verbali e pressioni psicologiche volte a costringere i due imprenditori a cedere il controllo del loro lavoro. [rif: 121]
0.3. L'Ultima Risorsa: La Richiesta di Aiuto allo Stato (Novembre 2004)
Questa campagna di persecuzione ha raggiunto il suo scopo: la completa distruzione della ASystem* S.r.l. e la rovina economica e professionale dei suoi fondatori. Trovandosi in una situazione che loro stessi descrivono come “simile a quella di chi fugge da un'organizzazione mafiosa” e temendo per la propria sicurezza, decidono di compiere l'unico passo rimasto: chiedere la protezione dello Stato. [rif: 115]
In data 3 Novembre 2004, inviano formalmente un dettagliato esposto di 18 pagine alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. In questo atto, descrivono la gravità della loro condizione, menzionando abusi, connessioni pericolose e persino rituali settari, e avanzano una richiesta inequivocabile: “chiediamo un aiuto pratico e diretto, ed un intervento da parte dello Stato a tutela della nostra persona, in qualità di cittadini Italiani”. [rif: 115]
Questo esposto, regolarmente ricevuto dalla Procura il 4 Novembre 2004, segna il momento esatto in cui lo Stato italiano viene formalmente investito della responsabilità di agire. È il punto di partenza di una storia che documenta non solo il fallimento di quella richiesta di aiuto, ma la sua trasformazione in una persecuzione di natura diversa, questa volta condotta all'interno delle stesse istituzioni.
Fase.1 Il Muro di Gomma – La Negazione della Giustizia a Roma
Periodo di riferimento: Novembre 2004 – Aprile 2006
Introduzione al Capitolo: Dopo aver chiesto formalmente aiuto allo Stato, Matteo e G. si scontrano con la prima, paralizzante, anomalia del sistema giudiziario. Questo capitolo documenta come la Procura della Repubblica di Roma, invece di indagare sui fatti denunciati, abbia messo in atto una strategia di ostruzionismo attivo, caratterizzata dalla sparizione di prove fondamentali e da una decisione di archiviazione basata su presupposti palesemente falsi. È la cronaca del primo, deliberato, tradimento istituzionale.
Questo capitolo prova una violazione diretta dell'Art. 6 (Diritto a un equo processo) e dell'Art. 13 (Diritto a un ricorso effettivo) della CEDU
1.1. La Sparizione delle Prove: La Sottrazione Sistematica degli Atti (Novembre 2004 - Aprile 2005)
A seguito del primo esposto inviato a Roma nel Novembre 2004 [rif: 115], Matteo e G. continuano a integrare la loro denuncia con ulteriori elementi, inviando una serie di atti sia tramite raccomandata, sia tramite deposito diretto presso l'ufficio competente della Procura a Roma. Di questi successivi otto atti, sette vengono sistematicamente sottratti o fatti sparire prima della loro formale registrazione nel fascicolo.
Le prove della regolare ricezione da parte degli uffici giudiziari sono inconfutabili e documentate da:
- Raccomandata R2 (30 Dicembre 2004): Ricevute di invio e ritorno [rif: 123, 124].
- Raccomandata R3 (28 Febbraio 2005): Ricevuta di invio [rif: 131].
- Raccomandata R4 (10 Marzo 2005): Ricevuta di invio [rif: 145].
- Raccomandata R5 (19 Marzo 2005): Ricevuta di invio [rif: 157].
- Raccomandata R6 (15 Aprile 2005): Ricevute di invio e ritorno [rif: 178, 179].
- Deposito a Mano D1 (19 Aprile 2005): Atto con timbro di deposito della Procura (Prot. 76074) [rif: 195].
- Deposito a Mano D2 (19 Aprile 2005): Atto con timbro di deposito della Procura (Prot. 76078) [rif: 198].
Ecco le foto delle ricevute delle 5 raccomandate inviate in Procura e sparite.





In data 19 aprile, Matteo e G. ovanna si recavano presso gli uffici della Procura della Repubblica a Roma al fine di richiedere informazioni sullo stato dei loro esposti.
L'impiegato addetto allo sportello, dopo una consultazione del database di sistema, comunicava l'impossibilità di rintracciare gli atti protocollati corrispondenti alle raccomandate inviate.
A fronte di tale anomalia, i denuncianti esibivano le ricevute di ritorno in loro possesso, le quali recavano il timbro e la firma dell'Ufficio Protocollo della Procura, a riprova dell'avvenuta ricezione formale degli atti in data precedente.
Tale evidenza documentale sottolineava una palese discrasia: gli atti risultavano regolarmente consegnati e ricevuti, ma erano assenti dalla registrazione informatica del fascicolo.

L'impiegato controlla e ricontrolla. Prova con i dati delle raccomandate, prova a cercare tramite il nome delle persone offese, prova a cercare con il nome di qualche persona accusata... Prova anche a vedere se sono state assegnate al giudice di pace... Niente! Non sa proprio cosa dire! Non ci sono ma dovrebbero esserci perchè al limite solo quelle a ridosso degli ultimi 15 giorni potrebbero mancare!
Vista la situazione, Matteo e G. , che hanno una copia dei contenuti delle raccomandate perse, si dirigono all'ufficio primi atti e depositano due fascicoli. Sono i due fascicoli riportati nelle immagini seguenti: contengono una copia di tutti i documenti inviati e non pervenuti. L'impiegato annota le generalità ed una una serie di informazioni all'interno della prima pagina dei fascicoli stessi.
Ecco le ricevute dei due atti depositati a Roma e persi dopo del deposito


Il giorno 5 maggio 2005 Matteo e G. scriveranno un'altra raccomandata a Roma: un aggiornamento di poche pagine. Quella integrazione riuscirà a passare la rete di intercettazione . Su questo ultimo esposto vi è narrata la vicenda di quanto avevano appuratoa Roma il 19 aprile, e dunque anche la segnalazione di sparizione nel nulla delle raccomandate e l'elenco delle stesse e dei due fascicoli depositati all'ufficio primi atti per sopperire alla loro mancanza. Il magistrato aprirà una indagine per smarrimento e/o sottrazione di documentanzione ma chiederà l'archiviazione solo dopo 6 giorni senza fare nessuna indagine. A novembre 2005 , Il magistrato manderà una notifica di richiesta di archiviazione a Matteo e G. indicando pure che la documentazione precedente a quella del 5 maggio è mancante.
Per capire la veridicità delle cose leggetevi la ratifica della Questura di Brescia: in questo documento ufficiale readatto da un ispettore della Polizia Superiore in febbraio del 2006, vi è scritto che la Polizia acquisisce un cd contenente i due esposti già inoltrati alla Procura e indicati come "smarriti" dalla Procura stessa come risulta dalla richiesta di archiviazione del PM.
Dunque non solo erano sparite le raccomandate ma anche i due fascicoli depositati il 19 aprile 2005. Questa sparizione seriale di documenti ufficiali, che configura di per sé un'ipotesi di reato, costituisce il primo, invalicabile, atto di ostruzionismo.
Tra le denunce fatte sparire vi era anche quella di violazione di domicilio che chiedeva l'intervento dell'autorità per poter rientrare dentro gli uffici della loro società. Questo impedì loro di farne l'amministrazione e risultò nella perdita della ditta e nella sua distruzione totale. I fatti succedutesi a catena portarono alla perdita del lavoro e della casa. Si innescò un meccanismo perverso che coinvolse il loro comune e chi avrebbe dovuto aiutarli.
1.2. L'Indagine-Lampo e l'Archiviazione Consapevole (Settembre 2005 - Gennaio 2006)
Dunque come già accennato, l'unico atto a non essere sottratto è una settima raccomandata (R7), inviata deliberatamente con un mittente “camuffato” per aggirare il blocco. Questo esposto, parziale e privo del contesto degli atti precedenti, viene assegnato a un Pubblico Ministero della Procura di Roma, dando origine a una procedura-farsa.
- Apertura del Fascicolo: 29 Settembre 2005.
- Richiesta di Archiviazione: 4 Ottobre 2005 [rif: 211].
- Durata Complessiva dell'Indagine: Solamente 6 giorni.
Nella sua richiesta di archiviazione, il PM titolare mette nero su bianco il paradosso su cui si fonda l'intera operazione. Ammette infatti che tutti i “precedenti esposti NON sono pervenuti” e che “non vi sono elementi per accertare se si verta in sottrazione o smarrimento”.
Di fronte alla palese evidenza di un grave malfunzionamento (o di un reato) avvenuto all'interno del proprio ufficio – la sparizione di denunce presentate da cittadini – il magistrato decide deliberatamente di non indagare su questo fatto. Anziché aprire un'indagine sulla sottrazione degli atti, utilizza la loro assenza come motivazione per chiedere l'archiviazione del caso in meno di una settimana [rif: 211].
1.3. La Chiusura del Procedimento: Il Vizio di Forma e l'Ignoranza delle Prove
Matteo e G. , venuti a conoscenza della richiesta, presentano formale opposizione. Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), con decreto del 3 Gennaio 2006, chiude definitivamente il procedimento con due motivazioni emblematiche [rif: 248]:
- Inammissibilità per “Vizio di Forma”: L'opposizione viene respinta perché inviata via fax. Questa rigidità formale preclude ai due cittadini, in quel momento in condizioni di estrema indigenza e senza fissa dimora, l'unico strumento a loro disposizione per esercitare il diritto di difesa.
- Manifesta Infondatezza nel Merito: Il GIP conferma la tesi del PM, basando la sua decisione su un fascicolo che sa essere stato deliberatamente svuotato delle prove principali.
La decisione si fonda su un presupposto fattuale falso. Come emergerà in seguito, gli atti “scomparsi” erano in realtà già stati recuperati e inseriti nel fascicolo tramite altre vie istituzionali, ma furono scientemente ignorati dal collegio giudicante al fine di procedere con una rapida archiviazione.
1.4. L'Atto Finale: Il Rifiuto di Fornire Spiegazioni (Aprile 2006)
Di fronte a questa palese ingiustizia, Matteo e G. chiedono delucidazioni direttamente al PM titolare. La risposta, inviata via fax il 4 Aprile 2006, è un rifiuto totale: il magistrato ribadisce che le denunce “restano non pervenute” e che l'unica via rimasta è un ricorso in Cassazione, un'opzione impraticabile per chi è privo di mezzi [rif: 256].
Questo atto finale sigilla la strategia del “muro di gomma” della Procura di Roma. Chiusa ogni possibilità di dialogo e di giustizia, a Matteo e G. non resta altra scelta che cercare tutela presso altre sedi, questa volta per denunciare l'operato degli stessi magistrati che avrebbero dovuto proteggerli.
1.5. La prova regina dei reati compiuti dalla Procura di Roma
La prova regina della malafede e del dolo della Procura di Roma, avviene indirettamente da un'altra Procura: La Procura Militare di Roma di Viale delle Milizie.
Questa parte è spiegata al link del pulsante.
Fase.2 : Il Cortocircuito del Controllo – Il Labirinto Giudiziario di Perugia
Periodo di riferimento: Settembre 2006 – Maggio 2007
Questa fase prova che la Procura di Perugia ha violato gli Art. 6 e 13 della Convenzione CEDU attraverso una sequenza documentata di inerzia deliberata, paradossi procedurali, palesi conflitti di interesse e l'abbandono finale dei ricorrenti, svuotando di ogni significato la nozione di ricorso effettivo.
Introduzione al Capitolo: Dopo che la giustizia è stata negata a Roma, Matteo e G. attivano l'unico strumento previsto dalla legge per denunciare l'operato dei magistrati: un ricorso alla Procura competente, in questo caso Perugia. Questo capitolo documenta come tale meccanismo, concepito come garanzia di controllo, si sia trasformato in una replica aggravata dell'ostruzionismo già subito. È la storia di un paradosso istituzionale in cui l'organo controllore abdica alla sua funzione, creando un cortocircuito procedurale che abbandona definitivamente i cittadini.
Nella foto qui sotto si riporta il documento ufficiale che informa Matteo e G. del procedimento aperto a Perugia (arrivato dalla Procura di Napoli dove Matteo e G. avevano depositato la denuncia contro la Procura di Roma).

2.1. L'Attivazione della Garanzia (Settembre 2006)
L'8 settembre 2006, Matteo e G. depositano presso la Procura di Napoli un dossier di denuncia completo e circostanziato contro i magistrati di Roma. L'atto è supportato da prove documentali inconfutabili, organizzate su un CD-ROM. La Procura di Napoli, riconosciuta la gravità, agisce con celerità e rassicura i due cittadini che a Perugia, sede competente per questo tipo di indagini, il caso sarebbe stato preso in carico con la dovuta urgenza.
2.2. Il Muro di Gomma a Perugia (Ottobre - Novembre 2006)
Trasferito il fascicolo a Perugia e assegnato a un PM titolare, le aspettative di Matteo e G. vengono immediatamente tradite, replicando lo schema di Roma.
- 12 Ottobre 2006: Il magistrato inquirente nega una richiesta di colloquio urgente con un pretesto formale, instaurando un clima di chiusura totale.
- 22 Novembre 2006: Di fronte al silenzio e a una situazione personale di crescente pericolo, i due inviano via fax una formale richiesta di protezione per la loro stessa vita.
- 28 Novembre 2006: Persistendo il silenzio, si recano di persona a Perugia e ri-depositano l'intero dossier, annullando ogni possibile alibi circa la mancata conoscenza degli atti.
2.3. Il Paradosso del Controllore: L'Indagine Delegata al “Controllato”
Durante questo periodo, Matteo e G. apprendono da fonti interne agli uffici giudiziari una notizia sconvolgente: il PM “controllore” di Perugia aveva di fatto abdicato al suo ruolo, mettendosi in passiva attesa dei risultati delle indagini svolte dalla Polizia Giudiziaria di Roma. Questa decisione annulla lo scopo stesso della legge, affidando l'indagine all'ambiente che avrebbe dovuto essere oggetto di controllo e creando un insanabile conflitto di interessi istituzionale.
2.4. L'Iniziativa Spontanea per Forzare il Blocco (Dicembre 2006)
Matteo e G. , mai convocati da alcuna autorità, prendono nuovamente l'iniziativa. Il 19 dicembre 2006, si presentano spontaneamente ai Carabinieri di Città di Castello per denunciare il blocco procedurale in atto a Perugia. Comprendendo l'anomalia, gli stessi Ufficiali di Polizia Giudiziaria suggeriscono di verbalizzare l'intera vicenda dall'inizio, affermando che un atto redatto da loro avrebbe avuto un “peso diverso”.
- La Denuncia-Fiume: Per quasi 12 ore, Matteo e G. mettono a verbale la loro storia.
- Il Sequestro Probatorio: I Carabinieri, allertati dalla sparizione seriale di atti subita a Roma, dispongono il sequestro formale del CD-ROM per salvaguardare le prove dal sistema stesso.
Ecco la foto pixelata della prima pagina del verbale scritto dai carabinieri.
- La Denuncia-Fiume: Per quasi 12 ore, Matteo e G. mettono a verbale la loro storia.
- Il Sequestro Probatorio: I Carabinieri, allertati dalla sparizione seriale di atti subita a Roma, dispongono il sequestro formale del CD-ROM per salvaguardare le prove dal sistema stesso.
2.5. Il Cortocircuito Procedurale: Il “Doppio Fascicolo” e la Falsa Speranza
Riconoscendo la possibile inerzia del PM titolare, i Carabinieri tentano di aggirare il blocco: depositano gli atti non al magistrato inquirente, ma a un secondo magistrato, aprendo di fatto un nuovo fascicolo. Il 23 dicembre, Matteo e G. ricevono notifica di questo nuovo procedimento, ingenerando in loro la legittima speranza che il sistema si fosse finalmente attivato. Agendo in buona fede, inviano immediatamente un disperato appello scritto al nuovo PM, chiedendo aiuto per la loro stessa sopravvivenza.
2.6. L'Atto Finale: Conflitto d'Interessi e Abbandono (Maggio 2007)
Il tentativo della Polizia Giudiziaria viene vanificato. A insaputa dei protagonisti, il secondo fascicolo viene chiuso e riassorbito da quello del PM titolare, a cui seguono sei mesi di silenzio assoluto. L'ultima comunicazione mai ricevuta, datata 17 aprile 2007 e notificata solo il 23 maggio, è un atto del magistrato inquirente che:
- Rigetta ogni istanza, inclusa quella disperata inviata al secondo magistrato, confermando di aver ripreso il controllo totale del caso.
- Rende palese un inequivocabile conflitto di interessi: Rivela di aver delegato l'indagine sulla richiesta di protezione dei due cittadini alla Stazione dei Carabinieri di Residenza in Veneto, ovvero lo stesso comando che Matteo e G. avevano denunciato per comportamento intimidatorio.
Dopo questo atto, il procedimento svanisce nel nulla. Ai protagonisti non verrà mai più comunicato alcun esito, precludendo ogni possibilità di conoscere la verità o di presentare opposizione a un'archiviazione di cui non saranno mai formalmente informati, lasciandoli in un limbo giuridico e umano senza fine.
Fase.3: La Caduta dell'Ultimo Baluardo e l'Esodo Forzato
Periodo di riferimento: Marzo 2007 – Luglio 2009
Introduzione al Capitolo: Questo capitolo documenta il collasso definitivo di ogni via di ricorso interna e le sue drammatiche conseguenze. Dimostra come l'ultimo organo di controllo giurisdizionale, la Procura di Firenze, abbia scelto l'inerzia di fronte a prove schiaccianti di abusi procedurali. Il fallimento dello Stato innesca un esodo forzato, durante il quale Matteo e G. vengono perseguitati e abbandonati in diverse regioni, provando che la minaccia non è più solo istituzionale, ma è diventata una forza attiva e mobile, capace di rintracciarli e colpirli su tutto il territorio nazionale. Nessuna autorità territoriale ha fornito loro protezione. Questo completa la violazione degli Art. 6 e 13 e introduce elementi relativi alla violazione degli Art. 2 e 3 della Convenzione CEDU.
3.1. Firenze: L'Inerzia Consapevole dell'Organo di Vigilanza (Marzo 2007 - Novembre 2007)
Il 7 Marzo 2007, Matteo e G. attivano l'ultimo livello di tutela previsto dalla legge, presentando un esposto alla Procura di Firenze contro l'operato dei magistrati di Perugia. Nei mesi successivi, informano costantemente la Procura del drammatico aggravarsi della loro condizione, denunciando formalmente:
- Il palese conflitto di interessi della Procura di Perugia (25 Maggio 2007).
- L'estensione della persecuzione sociale che li ha costretti a vivere in strada (Luglio 2007).
- Il loro tracollo fisico, documentato da un referto medico.
Di fronte a queste prove e a una situazione di pericolo crescente per la salute e la vita dei due cittadini, la Procura di Firenze sceglie la via del silenzio e dell'inazione, avendo già archiviato segretamente il fascicolo principale il 27 Settembre 2007 senza mai comunicarlo agli interessati, lasciandoli in un limbo di false speranze.
3.2. L'Odissea dell'Espulsione: Il Fallimento a Pescara (Aprile 2008)
Abbandonati dalle istituzioni umbre, Matteo e G. intraprendono un viaggio disperato che li porta in Abruzzo. Nell'Aprile 2008, compiono un ultimo tentativo di ottenere giustizia in una giurisdizione completamente nuova, presentando un esposto alla Questura di Pescara. Lo schema si ripete con tragica precisione:
- Interessamento Iniziale: Alti funzionari della Polizia (DIGOS) mostrano interesse e comprensione.
- Trasmissione alla Procura: Il fascicolo viene inviato all'autorità giudiziaria competente.
- Silenzio Assoluto: Dalla Procura di Pescara non giungerà mai più alcuna notizia.
- Persecuzione Sociale: La rete di informazioni negative li raggiunge anche a Pescara, causandone l'espulsione dall'ultimo centro di accoglienza e costringendoli, ancora una volta, a vivere in strada.
3.3. Una Tregua Effimera: L'Aiuto Extra-Istituzionale (Maggio 2008 - Marzo 2009)
Dopo un breve e infruttuoso passaggio a Roma, i due giungono nelle Marche. Qui, per la prima volta, la catena della persecuzione si spezza grazie all'intervento di un ex-carabiniere che, compresa la situazione, offre loro aiuto e protezione al di fuori dei canali ufficiali. Grazie a questo supporto, riescono a ottenere una parvenza di normalità:
- Viene loro concesso l'uso di un appartamento.
- G. trova un lavoro estivo.
- Per quasi un anno, riescono a vivere in un appartamento.
Questo periodo dimostra la ferma volontà e la piena capacità di Matteo e G. di condurre una vita dignitosa, non appena viene meno l'azione ostativa della rete istituzionale e sociale che li perseguita.
3.4. La Persecuzione Mobile e la Fuga Finale (Marzo 2009 - Luglio 2009)
La tregua si interrompe bruscamente nel Marzo 2009. La persecuzione, non più veicolata da canali istituzionali ma da attori ignoti, li rintraccia anche qui. Iniziano a essere seguiti sistematicamente da automobili durante le ore serali, ricreando un clima di paura e di pericolo imminente.
Questo fenomeno, che definiranno in seguito “mobbing sociale”, li costringe a una nuova fuga. Dopo aver lasciato la loro sistemazione e aver vissuto per un breve periodo nascosti sulle montagne fiorentine, la loro odissea si conclude temporaneamente a fine Luglio 2009 in una zona che chiamano "Marenero".
L'arrivo nel nuovo territorio non è una salvezza, ma l'inizio di un nuovo capitolo, caratterizzato da scontri ancora più diretti e violenti con gli apparati dello Stato.
Marenero
L'arrivo nel nuovo territorio non è una salvezza, ma l'inizio di un nuovo capitolo, caratterizzato da scontri ancora più diretti e violenti con gli apparati dello Stato.
A partire da questo momento non sono indicati i nomi reali dei paesi dove si svolgono i fatti. Il territorio è sulla costa adriatica e sono di seguito usati i nomi di località pugliesi al solo fine di dare una comprensione del testo.
Fase.4 : La Morte Civile – La Persecuzione Attiva e la Cancellazione dell'Identità
Periodo di riferimento: 2009 – 2017
Introduzione al Capitolo: A partire dal 2009, il fallimento sistemico dello Stato si trasforma in una persecuzione attiva, deliberata e continuativa. Questa fase prova che organi territoriali dello Stato hanno usato il loro potere non per proteggere i ricorrenti, ma per espellerli, sradicarli e privarli dei diritti fondamentali, infliggendo loro un trattamento inumano e degradante (violazione Art. 3), distruggendo la loro vita privata e familiare e cancellando la loro stessa identità legale (violazione Art. 8). Le azioni e le omissioni documentate in questa fase, culminate nel rifiuto di ogni forma di ricorso, costituiscono la prova definitiva della violazione dell'Art. 13 (diritto a un ricorso effettivo).
4.1. L'Ultimo Appello alla Legge e la Risposta del Silenzio (Marzo 2009)
Dopo cinque anni di totale fallimento istituzionale, la minaccia originaria era ancora così presente da costringere Matteo e G. a un nuovo atto legale. Il 20 Marzo 2009, meno di un mese dopo l'entrata in vigore della legge sul reato di “Atti Persecutori” (art. 612-bis c.p.), presentano alla Questura di Terni una denuncia formale per stalking.
Questo atto non era una semplice ripetizione, ma un'azione che dimostrava la loro persistente fiducia (poi tradita) nello Stato, utilizzando immediatamente il nuovo strumento legislativo. La denuncia era corredata da un dossier che ricostruiva l'intera vicenda. A questa dettagliata richiesta di aiuto, lo Stato risponde con il silenzio assoluto, non intraprendendo alcuna azione. Questa omissione è il preludio al passaggio da un'inerzia colpevole a una persecuzione attiva.
4.2. La Persecuzione Attiva: Lo Sfratto Illegale e la Spoliazione (Luglio 2009 - Agosto 2010)
Trovatisi in stato di emergenza umanitaria dal Luglio 2009, Matteo e G. allertano formalmente le autorità della loro condizione. La risposta dello Stato non è di protezione, ma di espulsione.
- L'Azione di Forza: Nella notte tra il 3 e il 4 Agosto 2010, agenti della Polizia di Stato fanno irruzione nel loro alloggio temporaneo , prelevando con la forza il solo Matteo che era presente, lasciandolo scalzo, e sottraendogli la chiave. L'operazione causa la separazione forzata della coppia, lasciando G. per strada, senza notizie e senza possibilità di rientrare nell'appartamento.
- L'Atto Amministrativo Illegittimo: Il giorno seguente, a Matteo viene notificato un Foglio di Via Obbligatorio emesso dalla Questura. Il provvedimento è un costrutto di falsità, basato su presunte “proteste di operatori turistici” e ignora deliberatamente anni di denunce e richieste d'aiuto, invertendo grottescamente il ruolo di vittima e persecutore.
- La Spoliazione delle Prove: L'azione di forza, impedendo ai due di rientrare nell'alloggio, causa la perdita definitiva di beni personali e, soprattutto, di prove documentali originali rimaste all'interno dell'appartamento.
Questa operazione rappresenta uno sfratto extragiudiziale, eseguito senza alcun mandato, che trasforma i due cittadini in senzatetto e dà inizio alla loro “morte civile”.
Nonostante l'intervento di un avvocato nominato d'ufficio la situazione non si risolve. E' importante leggere quanto scritto dall'avvocato nel ricorso al Prefetto per capire la situazione. Praticamente la Polizia ha preso Matteo , spoliato delle prove in suo possesso che aveva contro i magistrati di Roma, fatto uno sfratto illegale e un foglio di via senza presupposti. Il ricorso dell'avvocato rende tutto più chiaro:
Ricorso gerarchico ex DPR 1199/71 avverso foglio di via Questura di ****** in data 04.08.2010.
al Sig. <cognome> è stato ordinato il rimpatrio presso il Comune di residenza per avere occupato abusivamente per circa un anno un appartamento di proprietà della Curia sito in **** ed aver opposto resistenza a Pubblico Ufficiale; nonché per altri presunti fatti.
Si propone opposizione all'anzidetto provvedimento per i seguenti
Motivi:
Il Sig. <Matteo> ha occupato un appartamento della Curia. Nei suoi confronti non è stato emesso alcun provvedimento giurisdizionale legittimante il rilascio dell'immonile: ad esempio , sfratto esecutivo, sequestro civile, sequestro penale.
Ciononostante, il Sig. <Matteo> è stato materialmente tirato fuori dall'immobile da parte della P.S. A tale occasione va ricondotta la presunta resistenza a Pubblico Ufficiale, ascritta al Sig. <Matteo> evidentemente per giustificare siffatte modalità di riconsegna.
Altrettanto strumentale alla emissione di foglia di via, finalizzato all'allontanamento, alla rimozione, di un individuo tanto scomodo quanto innocuo.
Oltre alla mancanza delle condizioni di emissione del foglio di via, si aggiunga che la sera del 03.08.2010 il Sig. <Matteo> ha visto per l'ultima volta la Sig.ra G. <cognome> , sua moglie, con lui convivente nelle sue vicissitudini, della quale è impossibilitato ad avere notizie.
Ciò in quanto nella notte tra il 3 e il 4 agosto il Sig. <Matteo> è stato prelevato dall'immobile della Curia e tenuto poi in custodia presso la P.S. ********.
Non possedendo la coppia telefono né recapiti reciproci, il Sig. deve necessariamente trattenersi, se non in ***** almeno in Provincia di ********, per cercare la moglie.
Tutto quanto esposto, il sottoscritto procuratore
Chiede
Che l'Ill.mo Sig. Prefetto voglia
Preliminarmente, sospendere l'esecutività dell'opposto provvedimento e, in via principale, dichiararlo nullo, annullabile e di nessun effetto.
4.3. La Vita da Senzatetto: Conseguenza Diretta dell'Azione dello Stato (Agosto 2010 - 2012)
La condizione di senzatetto non è una sventura, ma il risultato diretto dell'azione illegale dello Stato. I tentativi di porvi rimedio si scontrano con un muro. Il ricorso al prefetto non ridiede indietro la stanza e non poterono tornare a prendere le loro cose personali comprese le prove e le ricevute originali che inchiodavano la Procura di Roma.
- Il Circolo Vizioso Burocratico: I Servizi Sociali subordinano ogni aiuto alla residenza, che però è stata loro tolta con la forza. Lo Stato usa la mancanza di domicilio, da esso stesso creata, come pretesto per negare ogni assistenza.
- La Persecuzione Continua: L'etichetta di “pericolosi” imposta dal Foglio di Via li perseguita. Il 16 Novembre 2010, Carabinieri e Vigili Urbani fanno irruzione all'alba nel loro ricovero di fortuna, trattandoli come delinquenti e sottoponendoli a ore di fermo ingiustificato.
4.4. Il “Mobbing Sociale” e il Blocco Amministrativo Finale (2012 - 2013)
La condizione di estrema vulnerabilità li espone a sfruttamento da parte di privati, in un contesto di totale impunità.
- Sfruttamento e Abuso: Tra il 2011 e il 2012, sono vittime di sfruttamento lavorativo e abusi da parte di una cittadina privata. La denuncia formale di questi fatti in caserma dei carabinieri, supportata da prove, non sortisce alcun effetto.
- Il Blocco Politico: Nel 2013, l'associazione nazionale Civicrazia interpella direttamente il Sindaco . Di fronte a una formale diffida ad adempiere, il Sindaco oppone un silenzio assoluto. La conseguente denuncia per omissione di atti d'ufficio certifica il fallimento definitivo di ogni via di ricorso a livello politico-amministrativo. Nonostante una denuncia formale in Procura , Matteo e G. passano un altro anno all'addiaccio. Sembra che anche questa denuncia sia scomparsa visto che nessuna autorità fa nulla.
4.5. L'Atto Finale: La Cancellazione dell'Identità (2014 - 2017)
Gli effetti della persecuzione diventano permanenti, culminando nella cancellazione dell'identità legale.
- La Perdita dei Documenti e l'Inesistenza Burocratica: Nell'agosto 2014, Matteo subisce il furto dei documenti. I tentativi di rinnovarli falliscono. Le Questure si rifiutano di procedere. Un medico di guardia, cercando G. nei database sanitari, afferma formalmente: “lei non esiste”. La “morte civile” è diventata realtà burocratica, causata dalla cancellazione retroattiva della residenza da parte del Comune di origine, conseguenza diretta dell'allontanamento forzato del 2010.
- L'Esaurimento dei Rimedi: Tutti i tentativi successivi di ottenere una residenza in altri comuni, fino al 2017, vengono respinti, precludendo ogni possibilità di rientrare nel circuito legale e di vedersi riconosciuti i diritti fondamentali.
Questa fase si conclude con Matteo e G. resi non solo senzatetto, ma legalmente “inesistenti”, privati di un'identità e di ogni possibilità di ricorso, a causa di una catena ininterrotta di azioni e omissioni deliberate da parte di molteplici organi dello Stato italiano.
Fase.5 L'Assedio Burocratico e la Riconquista dell'Identità
Periodo di riferimento: 2014 – 2018
Introduzione al Capitolo: Anche dopo averli resi senzatetto e averli spogliati dei loro beni, la persecuzione è continuata attraverso un sistematico e deliberato sabotaggio burocratico. Questa fase prova che lo Stato, attraverso i suoi organi amministrativi (anagrafe, sanità) e di polizia, ha attivamente impedito ai ricorrenti di riacquisire la propria identità legale, violando in modo continuativo e aggravato l'Art. 8 (diritto alla vita privata e familiare). Le azioni e le omissioni documentate, che hanno prolungato per anni la condizione di apolidi di fatto e di esclusione sociale, costituiscono una forma di trattamento inumano e degradante (violazione Art. 3) e confermano il fallimento cronico di ogni forma di ricorso effettivo (violazione Art. 13).
5.1. L'Innesco della Crisi: Il Furto dei Documenti e la Vulnerabilità Totale (Agosto 2014 - 2017)
Nell'agosto 2014, come conseguenza diretta della vita in strada imposta dalle azioni dello Stato, Matteo e G. subiscono il furto dei loro ultimi documenti d'identità, come da denuncia formalizzata il 10 agosto 2014 [rif: 1408]. Questo evento non è un semplice imprevisto, ma l'innesco di una nuova fase di persecuzione, combattuta sul piano amministrativo.
- La Prigione della Dipendenza: Privi di documenti, si trovano in una condizione di totale vulnerabilità che li espone a nuove forme di sfruttamento. Per circa tre anni (2014-2017), trovano un precario rifugio aiutati da una conoscente. Tuttavia, la loro condizione di “inesistenti legali” trasforma presto l'aiuto in una forma di prigione, replicando schemi di abuso già subiti. La loro dipendenza totale da terzi per ogni necessità primaria diventa una prigione senza sbarre.
5.2. L'Ultimo Grido d'Aiuto: L'Esposto “Il cancro della società” (Febbraio - Marzo 2017)
Nel febbraio 2017, spinta dalla disperazione, G. torna a Città di Castello per cercare un aiuto che possa sbloccare la loro situazione. Il viaggio certifica il fallimento totale di ogni istituzione:
- Ostilità delle Forze dell'Ordine: L'incontro con i Carabinieri si rivela inutile e frustrante.
- Espulsione dalla Rete di Assistenza: La Caritas locale, dopo un'accoglienza iniziale, la espelle, accusandola di essere una “persona che crea problemi”, dimostrando come la “marchiatura” istituzionale continui a perseguitarla a livello nazionale.
Questa esperienza la spinge a compiere un ultimo, disperato atto di denuncia. Il 17 Marzo 2017, invia alla Procura di Perugia un lucido esposto di 9 pagine, intitolato “Il cancro della società” [rif: 779, 780]. In questo atto, G. denuncia la sua condizione di “morte civile” e avanza una richiesta fondamentale: il diritto a vivere dignitosamente.
A questo estremo tentativo di ottenere giustizia, lo Stato, ancora una volta, risponderà con il silenzio assoluto.
5.3. Il Muro Burocratico: Il Rifiuto della Residenza (2017)
La battaglia amministrativa si intensifica quando, nell'estate del 2017, ottengono la prova scritta che il Comune ove abitavano nella padovana aveva cancellato la loro residenza d'ufficio fin dal 5 agosto 2010, pochi giorni dopo l'allontanamento forzato da parte delle forze dell'ordine [rif: 414, 424].
Forti di questa certezza, tentano di ottenere l'iscrizione anagrafica come “senza fissa dimora”. I tentativi in vari comuni si scontrano con un muro invalicabile: le richieste vengono respinte con motivazioni pretestuose o attraverso rifiuti verbali, rendendo impossibile ogni ricorso [rif: 1422].
5.4. L'Atto Finale di Resilienza: La Riconquista della Cittadinanza (2017 - 2018)
Dopo quasi quattro anni di inesistenza legale, grazie alla tenacia di G. , riescono a superare il blocco burocratico presso il Comune. Il processo stesso rivela la profondità della loro cancellazione: l'impiegata dell'anagrafe, dopo aver tentato invano di reperire i loro dati, deve constatare che molta documentazione relativa alle residenze precedenti era stata distrutta in Veneto .
Alla fine di questo percorso, il 16 Novembre 2017, G. ottiene la sua nuova Carta d'Identità, seguita da Matteo il 24 Gennaio 2018 .
Questo successo non è simbolico, ma concreto e immediato. Con i nuovi documenti, ottengono subito la Tessera Sanitaria, ponendo fine alla pericolosa esclusione dal sistema sanitario nazionale , e la Tessera Elettorale, riacquisendo il diritto di voto che era stato loro sottratto.
Il fatto che, ottenuta un'identità legale, abbiano potuto accedere immediatamente a tutti i diritti civili fondamentali prova, in modo inconfutabile, che la loro esclusione non era dovuta a negligenza o a cause accidentali, ma era la conseguenza diretta e deliberata della loro cancellazione anagrafica da parte dello Stato. La riconquista di un pezzo di plastica ha significato la riconquista di una vita.
Fase.6 : La Prigionia Invisibile – La Persistenza del Danno (2018 – Oggi)
Introduzione al Capitolo: Con il faticoso riottenimento dello status anagrafico nel 2018, si chiude l'era della “morte civile”. Tuttavia, questa riconquista formale dei diritti non ha significato un ritorno alla normalità. Al contrario, ha dato inizio a una nuova fase, quella della “prigionia invisibile”. Questo capitolo documenta come il danno sistemico – economico, sociale, psicologico e fisico – accumulato in anni di persecuzione e abbandono sia diventato cronico, rendendo Matteo e G. permanentemente vulnerabili e impedendo ogni reale tentativo di reinserimento.
6.1. Il Danno Fisico come Testimonianza Permanente
Gli anni trascorsi senza identità, senza casa e senza accesso a cure mediche (2005-2017) hanno lasciato conseguenze fisiche indelebili, emerse solo dopo il ripristino dell'accesso al Servizio Sanitario Nazionale. I referti medici successivi al 2018 costituiscono la prova oggettiva del danno subito:
- Devastazione dell'Apparato Stomatognatico: I referti odontoiatrici documentano una distruzione dentale completa, risultato diretto di oltre un decennio di cure negate.
- Insorgenza di Patologie Croniche: Sono state diagnosticate condizioni quali ipertensione, sindrome metabolica e patologie muscolo-scheletriche, scientificamente correlate a periodi prolungati di stress psicofisico estremo.
Questo quadro clinico, sommato al danno psicologico e reputazionale, ha generato una condizione di “disabilità sociale acquisita”, che costituisce una barriera oggettiva all'accesso al mercato del lavoro.
6.2. L'Assedio Domestico: La Guerra a Bassa Intensità (2022 - Oggi)
Lungi dal trovare un ambiente neutro in cui ricostruire la propria vita, Matteo e G. si sono trovati al centro di un assedio coordinato, che ha trasformato il loro domicilio in una zona di conflitto.
- La Riattivazione della Minaccia Istituzionale: A seguito delle elezioni comunali del 2022, la stessa compagine politica ostile nel periodo 2010-2013 è tornata al governo della città. In modo emblematico, il ruolo di Assessore alla Sicurezza e Polizia Locale è stato assunto dalla stessa persona che, in qualità di Questore, firmò il foglio di via obbligatorio contro Matteo nel 2010. Questa circostanza crea un palese conflitto di interessi, ponendo i due in una condizione di giustificato timore.
- L'Agente Provocatore Territoriale: Nel 2021, si è inserita nel loro condominio la Sig.ra Frau*, candidata in una lista politica alle elezioni del 2022. La donna ha intrapreso una campagna di intimidazione, minacce e gaslighting, vantando legami con il potere locale e diffondendo una narrazione denigratoria, replicando il modus operandi che portò al foglio di via del 2010 e violando il loro diritto alla sicurezza domestica.
6.3. La Persecuzione Parallela: Il Calvario Lavorativo di G. (2018 - 2022)
L'esperienza lavorativa di G. tra il 2018 e il 2022 è la prova speculare del fallimento dello Stato. Il caso più grave riguarda l'ultimo impiego:
- Sfruttamento e Lavoro Forzato: G. è stata sottoposta a condizioni di lavoro che violano sistematicamente il contratto nazionale. Le sue dimissioni sono state rifiutate, configurando una condizione di lavoro forzato.
- Danno Fisico e Licenziamento: A causa delle mansioni usuranti, ha subito un grave infortunio alla spalla che ha portato al suo licenziamento.
- Il Blocco dell'Accesso alla Giustizia: L'aspetto più grave è che, a seguito di questi eventi, G. si è recata presso la stazione dei Carabinieri per sporgere denuncia, ma questi si sono rifiutati di raccogliere e verbalizzare. Questo atto costituisce la prova che il blocco dell'accesso alla giustizia, già sperimentato nel loro Comune e a Roma nel 2005, è un sistema ancora attivo e attuale.
6.4. Il Sabotaggio Sanitario: Dall'Abbandono alla Falsificazione
Il sistema sanitario locale non solo ha fallito nel fornire assistenza durante il periodo della “morte civile”, ma ha successivamente tentato di insabbiare la propria negligenza.
- L'Abbandono Consapevole: Durante gli anni da senzatetto, la loro presenza e le loro precarie condizioni di salute erano note all'interno dell'Ospedale , dove cercavano rifugio, ma ogni richiesta di aiuto rimase inascoltata.
- La Persecuzione Diagnostica: Nel 2019, un accesso al Pronto Soccorso per una crisi ipertensiva è stato falsamente refertato come “Cardiopalmo in pz con ansioso depressiva”. Questo errore, corretto solo dopo un intervento a pagamento, è interpretabile come un tentativo di insabbiamento preventivo*: creare una diagnosi psichiatrica ufficiale per screditare la credibilità di Matteo e invalidare qualsiasi futura accusa relativa alla negligenza pregressa dell'ospedale.
Conclusione: La Trappola a Circuito Chiuso
L'ultima fase dimostra che Matteo e G. sono intrappolati in un sistema persecutorio a circuito chiuso, dal quale non esiste via d'uscita interna. Non possono accedere al lavoro a causa del danno subito, non possono chiedere aiuto ai servizi sociali che li considerano un problema, non possono raccontare la loro storia senza essere etichettati come folli e, soprattutto, non possono fare affidamento sulla giustizia locale, che si è dimostrata ripetutamente inaccessibile. Lo Stato italiano, dopo aver partecipato attivamente alla loro rovina, li mantiene ora in una “prigionia invisibile”, negando loro ogni strumento per recuperare una vita dignitosa.
7.0. Il silenzio dell'organo di controllo democratico
È fondamentale sottolineare che questa ricostruzione si basa esclusivamente su documentazione interna (atti, ricevute, protocolli). L'assenza di copertura mediatica esterna, lungi dall'essere una debolezza, è un elemento centrale di questa vicenda. Dimostra come, a causa della natura sistemica e delicata delle violazioni, la tutela del testimone sia stata bypassata non solo dallo Stato Giudiziario, ma anche dall'organo di controllo democratico (la stampa), contribuendo attivamente alla 'morte civile' dei protagonisti.
Sintesi delle Violazioni dei Diritti Fondamentali
I capitoli precedenti hanno documentato una vicenda ultraventennale attraverso la meticolosa ricostruzione di fatti e prove. Questo documento finale ha lo scopo di analizzare tale narrazione in una prospettiva d'insieme, per dimostrare come i singoli eventi non rappresentino incidenti isolati, ma compongano il disegno coerente di un fallimento sistemico e progressivo delle istituzioni dello Stato nel loro dovere primario di tutela del cittadino.
L'analisi che segue ripercorre le fasi della vicenda, evidenziando per ciascuna di esse la specifica violazione dei principi fondamentali che regolano un moderno stato di diritto.
Fase 1: La Negazione dell'Accesso alla Giustizia (Roma, 2004-2006)
Dopo la richiesta di aiuto da parte di cittadini vittime di una comprovata persecuzione privata, la risposta dello Stato, attraverso la Procura di Roma, ha costituito una violazione del più basilare dei diritti:
- Violazione del Diritto alla Tutela Giurisdizionale: La sottrazione sistematica di sette atti di denuncia su otto ha materialmente impedito che i fatti venissero a conoscenza dell'autorità giudiziaria. Si tratta di un'ostruzione fisica e procedurale all'accesso alla giustizia.
- Violazione del Principio di Legalità e Obbligatorietà dell'Azione Penale: L'indagine-farsa di soli sei giorni, basata su un fascicolo volutamente svuotato e conclusa con un'archiviazione che riconosceva la sparizione degli atti senza indagarla, rappresenta una palese abdicazione al dovere di perseguire le notizie di reato.
Fase 2: Lo Svuotamento del Diritto a un Ricorso Effettivo (Perugia, 2006-2007)
L'attivazione del meccanismo di controllo, previsto dalla legge per tutelare i cittadini dagli abusi della magistratura, è stata sabotata dall'interno, violando il principio stesso di garanzia:
- Violazione del Principio del Giusto Processo e di Imparzialità: L'affidare le indagini sull'operato di Roma alla sfera di influenza della stessa Roma (tramite delega alla sua Polizia Giudiziaria) ha annullato la terzietà dell'organo controllore, creando un insanabile conflitto di interessi.
- Violazione del Diritto a un Ricorso Effettivo: La creazione di un cortocircuito procedurale, l'inerzia deliberata e l'abbandono finale del procedimento senza alcuna comunicazione formale hanno trasformato un meccanismo di tutela in una trappola burocratica, privando i cittadini di ogni reale possibilità di ottenere giustizia.
Fase 3: Il Collasso del Dovere di Protezione (Firenze e l'Esodo, 2007-2009)
L'inerzia dell'ultimo organo di controllo (Procura di Firenze) e il fallimento delle istituzioni sul territorio hanno segnato il passaggio da un abuso procedurale a un abbandono con conseguenze dirette sulla vita e la sicurezza delle persone:
- Violazione del Dovere di Protezione della Vita e della Salute: Ignorare le reiterate denunce di un tracollo fisico e di una condizione di vita disumana ha esposto i protagonisti a un pericolo concreto, dimostrando il totale disinteresse dello Stato per la loro incolumità. La persecuzione attiva e mobile subita durante l'esodo forzato conferma questo abbandono.
Fase 4: La Persecuzione Attiva e la Violazione della Dignità Umana (2009-2017)
In questa fase, lo Stato non è più un attore inerte, ma diventa un persecutore attivo, violando i diritti più fondamentali della persona:
- Violazione del Diritto al Rispetto della Vita Privata e del Domicilio: Lo sfratto extragiudiziale, eseguito di notte e con la forza da agenti di Polizia, rappresenta un'ingerenza illegale e sproporzionata nella vita dei cittadini.
- Violazione del Divieto di Trattamenti Inumani e Degradanti: L'essere resi senzatetto per azione diretta dello Stato, la successiva persecuzione sul territorio e la creazione di un paradosso burocratico che negava ogni forma di assistenza, costituiscono un trattamento deliberatamente crudele e lesivo della dignità umana.
- Violazione del Diritto all'Identità Personale: La cancellazione anagrafica, conseguenza diretta delle azioni di cui sopra, e il successivo, ostinato rifiuto di ripristinare uno status legale, hanno privato i protagonisti della loro stessa identità, trasformandoli in “fantasmi” legali.
Fase 5 e 6: La Cronicizzazione del Danno e la Perpetuazione della Negazione di Giustizia (2018-Oggi)
La riconquista formale dell'identità non ha interrotto le violazioni, che sono diventate croniche e permanenti:
- Violazione del Diritto alla Salute: Il danno fisico permanente, causato da anni di abbandono, è la prova vivente del fallimento dello Stato. I tentativi di insabbiamento tramite diagnosi errate rappresentano un'ulteriore, gravissima violazione.
- Perpetuazione della Negazione di Giustizia: Il rifiuto da parte delle forze dell'ordine di raccogliere una denuncia di sfruttamento lavorativo nel 2022 dimostra che il sistema di blocco dell'accesso alla giustizia, sperimentato a Roma nel 2005, è ancora perfettamente operativo.
- Violazione del Diritto alla Sicurezza: La presenza di un palese conflitto di interessi ai vertici della sicurezza locale e la campagna di intimidazione subita nel proprio domicilio dimostrano l'impossibilità per i protagonisti di vivere una vita sicura e pacifica.
Conclusione: La Natura Sistemica dell'Abuso
L'analisi complessiva della vicenda rivela uno schema coerente e ripetuto. Il “muro di gomma”, l'inversione accusatoria (la vittima trasformata in colpevole), i conflitti di interesse e i circoli viziosi burocratici non sono errori, ma le costanti di un sistema che ha agito in modo unitario per proteggere se stesso a discapito dei cittadini che avrebbe dovuto tutelare.
Lo Stato italiano ha progressivamente abdicato a ogni sua funzione di garanzia, trasformandosi da potenziale protettore a persecutore attivo. Il risultato non è stata una semplice ingiustizia, ma la distruzione pianificata e sistematica della vita di due persone, la loro “morte civile” e la loro condanna a una “prigionia invisibile” dalla quale, senza un intervento esterno, non esiste alcuna via d'uscita.
Il 2026: L'anno della fine
Quanto sta esattamente succedendo nel 2026 è riportato nell'appello denuncia di luglio 2026 dove si ripercorrono le tappe dell'escalation della morte civile.

Mappa degli Enti e delle Autorità principali
Il presente report elenca i soggetti principali istituzionali, le forze dell'ordine, gli enti territoriali e le associazioni che, a vario titolo (per competenza territoriale, per richiesta di intervento o per deposito atti), sono entrati a far parte del tracciato documentale del caso "TrueStory".
1. PROCURE DELLA REPUBBLICA E ORGANI GIUDIZIARI
Gli uffici giudiziari sono stati interpellati seguendo l'evoluzione degli eventi e le regole di competenza territoriale per le indagini sui magistrati.
- Procura della Repubblica di Roma: Ufficio destinatario dei primissimi esposti (R1-R7) tra il 2004 e il 2005. Sede in cui si è registrata l'anomalia della mancata protocollazione di diverse raccomandate e dove è stato aperto (e poi archiviato) il procedimento per "soppressione e/o smarrimento di atti" {RIF.E105, RIF.F201D, RIF.F248}.
- Procura della Repubblica di Padova / Vicenza: Uffici territorialmente competenti in origine (per sede dell'azienda e per residenza storica). {RIF.F936, RIF.F946, RIF.F952}.
- Procura della Repubblica di Milano: Contattata nell'aprile 2005 tramite fax e raccomandata {RIF.E113, RIF.F490, RIF.F491} al fine di denunciare ad un'autorità esterna lo smarrimento degli atti avvenuto a Roma, in virtù di possibili collegamenti con inchieste finanziarie in corso in quel foro.
- Procura della Repubblica di Napoli: Interpellata nel 2006. Ha acquisito d'urgenza la denuncia e i CD-ROM relativi ai fatti di Roma {RIF.F647}.
- Procura della Repubblica di Perugia: Ufficio competente per procedere sui magistrati del foro di Roma. Ha ricevuto il fascicolo da Napoli ma ha disatteso il principio del controllo esterno affidando le indagini allo stesso indagato. Ha affidato la tutela di protezione ai carabinieri denunciati invece che ad una autorità terza.
- Procura della Repubblica di Firenze: Ufficio competente sui magistrati di Perugia denunciati per lesione del diritto della difesa.
- Procura della Repubblica di Pescara: Ufficio nel quale la Questura di Pescara ha depositato un esposto.
- Procura della Repubblica del distretto di abitazione dal 2009 al 2026: Ufficio presso il quale è stato depositato materialmente nel luglio 2013 il fascicolo contenente la denuncia ex Art. 328 CP contro le autorità amministrative locali {RIF.F1393D}.
2. FORZE DELL'ORDINE: ARMA DEI CARABINIERI
I Carabinieri sono stati i principali interlocutori sul territorio per la consegna a mano di esposti, richieste di intervento d'urgenza e identificazioni.
- Comando CC di Rovigo: Primo presidio interpellato in assoluto (Ottobre 2004) per la consegna delle prime testimonianze scritte e per consulenza sulle procedure da adottare {RIF.E104, RIF.F112D}. Sono stati i primi a consigliare a Matteo e G. di andare a vivere all'estero.
- Comando CC di Este (PD):.ufficio di competenza per la residenza in Baone.
- Comando CC di Città di Castello (PG) / San Giustino: Ha assunto il ruolo di "hub" documentale. Nel dicembre 2006 ha redatto un verbale dettagliato (12 ore) e sequestrato/acquisito CD-ROM di prove {RIF.F792D}. Negli anni successivi è stato il recapito costante per fax e aggiornamenti.
- Comandi CC area Lago d'Iseo e Marche (Mondolfo): comportamenti anomali, hanno nascosto la verità dei fatti alla popolazione locale creando o impedendo che si creasse una narrazione fuorviante e pericolosa per Matteo e G. .
- Tutti i Comandi CC dell'area costiera delle zone di dimora dal 2009 al 2026: Reparti territoriali entrati in contatto con M&G dal 2009 al 2026. Autorità informate sui fatti da M&G. Hanno nascosto la verità dei fatti alla popolazione locale creando o impedendo che si creasse una narrazione fuorviante e pericolosa per Matteo e G. .
3. FORZE DELL'ORDINE: POLIZIA DI STATO / DIGOS
- Questura di Terni: punto di riferimento per M. & G. a partire dal 2007. A Terni è stato depositato il voluminoso fascicolo per "Stalking" (2009, Art. 612 bis) e le denunce per le minacce subite all'interno delle strutture di accoglienza {RIF.F985D, RIF.F992D}.
- Questura di Pescara (DIGOS): Presidio che, nell'aprile 2008, ha interloquito con M&G acquisendo documentazione digitale al fine di valutare la situazione pregressa {RIF.F1172, RIF.F1181D}.
- Questura del provincia di dimora nel periodo 2009-2026: Autorità di Pubblica Sicurezza firmataria del "Foglio di Via Obbligatorio" (agosto 2010) contro Matteo {RIF.F1284D}. Successivamente destinataria di vari appelli caduti nel vuoto, richieste di sblocco documentale e del dossier.
4. AMMINISTRAZIONI COMUNALI E SERVIZI SOCIALI
Enti interpellati per la gestione dell'emergenza abitativa, l'iscrizione anagrafica e l'accesso ai diritti civili e sanitari.
- Comune di Baone (PD): Ente di residenza storica. Interpellato nel 2005 per richieste di aiuto {RIF.F329}. Nell'agosto 2010 ha proceduto alla cancellazione anagrafica per irreperibilità {RIF.F417D}.
- Prefettura di Vicenza: Interpellata nel 2017 per mediare sul rifiuto del Comune di nascita di rilasciare i documenti d'identità.
- Comuni limitrofi Lago d'Iseo (Marone, Sulzano, Sale Marasino, Pisogne, Lovere): Interpellati nell'inverno 2005/2006 (Sindaci e Assistenti Sociali) per richieste di supporto.
- Comune di Trevi (2006): disponibile a dare una stanza al fine di mettere residenza che non ha trovato però il supporto dell'ente che doveva fornire l'appartamento.
- Comune di dimora dal 2010 e poi di residenza dal 2018 (Sindaco, Assessori, Servizi Sociali, Difensore Civico).
5. ENTI UMANITARI E CIRCUITO CARITAS
Organismi privati/religiosi interpellati per vitto, alloggio e lavoro in condizioni di indigenza.
- Caritas di Assisi, di Spoleto, Gubbio, Città di Castello (2006).
- Vescovadi (Vescovo di Assisi, Vescovo di Spoleto): Vertici religiosi incontrati personalmente nel 2006.
- Caritas di Terni, di Pescara: (2007, 2008)
6. MEDIA, ASSOCIAZIONI E ALTRE ISTITUZIONI
Soggetti interpellati per dare visibilità al caso, tutelare i diritti o segnalare pubblicamente le anomalie istituzionali.
- Televisione Nazionale - RAI Due ("Piazza Grande"): Nel marzo 2007 ha ospitato M&G in diretta nazionale per un appello relativo alla ricerca di lavoro e abitazione.
- Stampa Locale (Corriere dell'Umbria): Ha pubblicato articoli di cronaca nel 2007 sul caso specifico {RIF.F1027D}.

- Associazione Nazionale Civicrazia: Organizzazione per i diritti del cittadino che nel 2013 ha documentato il caso sul proprio portale web e ha inoltrato diffide formali alle amministrazioni locali.

DISCLAIMER
La pubblicazione su questo sito di informazioni non è mossa da un desiderio di vendetta, ma da una condizione di estremo stato di necessità. È l'ultimo, disperato atto di autodifesa di fronte al totale fallimento del sistema di controllo democratico e giudiziario in Italia.
Per vent'anni abbiamo cercato giustizia nei luoghi ad essa preposti, seguendo le regole. Ma cosa deve fare un cittadino quando le regole vengono usate per distruggerlo?
Cosa fai quando le tue denunce spariscono fisicamente dagli uffici delle Procure?
Cosa fai quando gli avvocati rifiutano di assisterti, ammettendo apertamente di aver paura per il loro lavoro e per la loro famiglia se si mettono contro certi poteri locali?
Cosa fai quando i giornalisti, interpellati con prove inconfutabili alla mano, decidono di girarsi dall'altra parte per non pestare i piedi alle istituzioni?
Quando i tre pilastri della democrazia — Magistratura, Diritto alla Difesa (avvocati) e Quarto Potere (stampa) — collassano contemporaneamente, il cittadino viene lasciato solo nel buio.
Per non soccombere, siamo stati costretti a sostituirci al sistema. Abbiamo dovuto studiare la legge e fare gli avvocati di noi stessi, difendendoci senza mezzi. Abbiamo dovuto raccogliere prove, incrociare dati e archiviare documenti facendo i giornalisti d'inchiesta sulle nostre stesse vite, sopperendo alla totale assenza del giornalismo di controllo in questo Paese.
Conosciamo fin troppo bene il tragico e grottesco paradosso italiano: viviamo in una Nazione in cui, se scopri e denunci un falso in atto pubblico o un abuso di potere, invece di essere ringraziato dallo Stato, rischi di essere multato, querelato per diffamazione o zittito con la scusa della "privacy".
Abbiamo pubblicato queste pagine perché il silenzio è l'ossigeno di chi abusa del proprio potere. Se non avessimo creato questo "archivio pubblico", la nostra storia sarebbe stata cancellata, le prove sarebbero andate perdute per sempre, e noi saremmo rimasti per l'eternità i "pazzi" o i "fantasmi" che il sistema voleva che fossimo.
Questa documentazione è ora pubblica. È la nostra memoria storica, la nostra assicurazione sulla vita e la nostra eredità per chiunque creda ancora nello Stato di Diritto.